Bici e stazioni ferroviarie-metropolitane: esempi da imitare e cattivi esempi

Scusi, dov’è il parcheggio per le bici?

La parola “ciclostazione” è di moda, anche sulla bocca di alcuni nostri amministratori. Qualche esempio tratto dal Nordeuropa, dove hanno grande diffusione, aiuta a capire cosa siano veramente: strutture solitamente adiacenti alle stazioni ferroviarie o altri grandi nodi di interscambio con trasporti pubblici con  parcheggio bici, coperto e custodito in toto o in parte, in convenienti  forme di pagamento, ed inoltre vari servizi per gli utenti della bici: compressore per il gonfiaggio gomme, una officina per le riparazioni di piccola o grande entità, spesso il noleggio di bici, in forma automatizzata o no. Queste strutture sono destinate soprattutto ad utenti quotidiani della mobilità treno+bici, pendolari o simili, come alternativa al trasporto bici sui treni (pur massicciamente praticata).

E ad evitare un malinteso da parte dei nostri amministratori: la creazione di ciclo-parcheggi custoditi e dotati di servizi non significa affatto l’eliminazione della sosta bici dagli spazi antistanti le stazioni ferroviarie. Anzi, al contrario, le due strutture si integrano a vicenda.

Qui l’intero articolo da Firenze in bici, con l’esempio virtuoso della città di Lüneburg in Germania: un parcheggio per biciclette protetto, con servizi per i ciclisti, nella consapevolezza che l’intermodalità dei trasporti è un vantaggio per tutti.

Qui invece cosa succede alla stazione ferroviaria di Viareggio, dal sito di Biciamici: biciclette rubate, posizione scomoda per gli utenti, nessuna sorveglianza, nessuna prevenzione dei furti e dei danneggiamenti per il parcheggio delle bici in piazza della stazione.

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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