Come l’industria dell’auto ha messo fuori legge i pedoni

La regina della strada, immobilizzata da altre regine.

Nel 1920 la nascente industria dell’auto statunitense si trovò ad affrontare un problema tecnico nuovo: nelle città i pedoni che passavano la strada “causavano” incidenti. Risposta: una campagna di lobby legislativa e pubblicitaria per regolamentare e limitare il transito dei pedoni nelle strade cittadine, restringendone il più possibile la mobilità a favore delle auto. L’industria dell’auto ideò il termine “jaywalking” (camminare in modo inconsapevole) per bollare il comportamento distratto dei pedoni e fece anche campagne stampa e di pubbliche relazioni per affermare “Le strade sono per le auto, i bambini devono starne lontani”, inaugurando una tendenza per cui nelle città e nei contesti urbani i bambini avrebbero avuto sempre più difficoltà a giocare all’aperto (soprattutto in Italia dove le amministrazioni pubbliche hanno spesso dimenticato di pianificare sufficienti parchi di quartiere per i bambini).

Le strade sono solo per le auto. O no?
Da allora negli Stati Uniti e in altri paesi del mondo è possibile essere multati per attraversare la strada lontano dai passaggi pedonali, con il pretesto di prevenire incidenti. Sempre da quell’epoca, in molte città americane ed europee gli amministratori locali hanno iniziato a pianificare le strade pensando esclusivamente al traffico automobilistico. I pedoni erano considerati un ostacolo alla libera circolazione delle auto, allora come oggi.

I pedoni sono un ostacolo per le auto: diventa difficile passeggiare per la strada.
Da lì nascono aberrazioni come strade a traffico veloce all’interno dei centri cittadini, da alcuni tratti di circonvallazioni interne nelle grandi città, a vialoni a quattro corsie nei piccoli centri turistici (alcuni esempi toscani e versiliesi: viale Kennedy a Lido di Camaiore, un km a quattro corsie che parte dall’Aurelia e arriva sul lungomare che incoraggiano l’alta velocità e incidenti potenzialmente mortali, i seicento metri di “autostrada” di viale Einaudi lungo il Fosso dell’Abate a Viareggio, e alcuni tratti di assurdo “lungomare a scorrimento veloce” fra Viareggio e Forte dei Marmi, interrotto a singhiozzo da strozzature che rendono inutile lo scorrimento veloce dei cinquecento metri precedenti).

Negli Stati Uniti a Los Angeles e New York è partita recentemente un’ondata di multe ai pedoni, ufficialmente per il loro bene ma forse, malignamente, anche per fare cassa in modo facile e non pericoloso multando pedoni dall’aspetto benestante: le multe vanno da 190 a 250 dollari (150-200 euro circa). La tesi è che i pedoni che passano al di fuori dei passaggi pedonali causano gli incidenti. La realtà probabilmente è diversa, come dimostra l’esperienza di Seattle.

50 anni di multe non sono serviti a niente
Esprime un punto di vista diverso John Moffat, ex capo della polizia di Seattle, la città della Microsoft e dell’alta tecnologia, la cui amministrazione è molto famosa per essere attenta alle tematiche ambientali e di sicurezza.

Seattle in passato è stata una città molto severa con i pedoni indisciplinati: Moffat ha calcolato che siano state emesse circa 50 milioni di multe ai pedoni dal 1930 al 1980. Ma uno studio ha dimostrato che i pedoni più vulnerabili sono gli anziani, i bambini e gli ubriachi, non i pedoni che passano lontano dalle strisce. Questi ultimi in genere passano la strada quando i veicoli sono lontani, e godono di riflessi e agilità sufficienti per levarsi rapidamente dal pericolo. E infatti non sono i “pedoni indisciplinati” che finiscono all’obitorio, bensì i “pedoni deboli” delle categorie indicate: anziani, bambini, e persone alterate dall’alcol.

Il problema è che in molte amministrazioni locali i vigili e gli assessori tendono ad identificarsi con gli automobilisti, e non vedono in modo adeguato i problemi – e i veri rischi – dei pedoni e degli altri utenti deboli. E infatti l’Italia è al primo posto in Europa per motociclisti uccisi, e al terzo per ciclisti e pedoni uccisi sulle strade.

Qui ulteriori informazioni da BBC News.

Qui un’altra ricostruzione delle stesse vicende, in italiano, e nell’articolo originale in inglese.

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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