Vai più veloce? Rischi di più e non è nemmeno detto che risparmi tempo

Il sogno di molti automobilisti: libertà di parcheggio ovunque…

In questi giorni c’è stato un importante scambio di lettere ed opinioni fra il Presidente dell’Aci, Automobile Club Italiano, e la Fiab, Federazione Italiana Amici della Bicicletta.

La sintesi estrema è che il presidente ACI difende lo status quo automobilistico: “Ridisegniamo prima le città e poi adatteremo di conseguenza il Codice della Strada.”, lasciando sulle strade il totale predominio automobilistico che nel nostro paese penalizza e uccide migliaia di motociclisti, ciclisti e pedoni ogni anno.

Ecco qui le risposte FIAB, analizzando le affermazioni e i numeri esposti dal Presidente dell’ACI (in corsivo le sue affermazioni e a seguito le risposte Fiab):

  1. “Il rischio di mortalità in bicicletta è più del doppio di quello delle autovetture” […] Traducendo: a parità di incidente se si scontrano un’auto e una bici, la bici ha la peggio (un discorso del tutto analogo vale per i pedoni). Non ci voleva un genio per scoprirlo. In realtà questo dato è incompleto e fuorviante, perché per calcolare il rischio individuale occorre tener conto anche del numero di incidenti occorsi e della velocità di impatto. Infatti le conseguenze cambiano in funzione della velocità; in uno scontro a 50 km/h la mortalità è del 50%, mentre già a 30 km/h la probabilità scende al di sotto del 10% fino ad essere paragonabile al rischio di caduta del ciclista o del pedone da solo. Quindi in una Zona 30 dove diminuiscono gli incidenti […] e si riducono le velocità l’assunto non ha più ragion d’essere.
  2. “Una bicicletta circolante su strade aperte al traffico ha una probabilità di incorrere in un incidente 8 volte superiore rispetto a un’automobile” […] In realtà occorre tener presente la significativa differenza dei km percorsi in bici e in auto da ogni utente per spostamento, per cui è più rigoroso riferirsi alla composizione modale degli spostamenti per un’analisi comparata. Basandosi sui dati ISFORT più recenti possiamo assumere un 4-5% di modal split ciclistico a fronte di un 65% automobilistico. Poiché nel 2012 si sono verificati 230.184 incidenti coinvolgenti autovetture (66% del totale) e 17.885 coinvolgenti biciclette (5,2%), se gli spostamenti in bici raggiungessero quelli in auto a parità di incidentalità (e si sa che invece l’incidentalità diminuirebbe) gli incidenti in bici equivalenti sarebbero 17.885*65/5 = 232.505, esattamente gli stessi di quelli in auto. Ne consegue che la probabilità di essere coinvolti in un incidente sarebbe esattamente la stessa per auto e bici. Se poi si considera che il 75% di incidenti alle auto avviene in città risulta che probabilmente è vero il contrario, ovvero che è più probabile incorrere in un incidente in macchina che in bici.
  3. “Il 50% degli incidenti che coinvolgono un velocipede sono imputabili al comportamento scorretto del ciclista (guida distratta, mancato rispetto della segnaletica, manovre irregolari, guida contromano)” Anche l’affermazione per cui il 50% degli incidenti ai ciclisti è imputabile al loro comportamento scorretto è piuttosto generica e imprecisa, per come sono fatti i verbali. Assumendo però per buono il dato occorre osservare che il 40% degli incidenti ai ciclisti (ovviamente non quelli gravi) avviene per caduta da solo (dato ricavato dal rapporto sull’incidentalità della Provincia di Milano e Osservatorio Utenze deboli). In questi incidenti, ovviamente, la colpa è sempre (o quasi) del ciclista. Quindi solo il 10% degli incidenti con altri veicoli vede la colpa dei ciclisti. È evidente l’assunto è semplicistico, ma vuole solo evidenziare che trattasi di un falso dato, rilevante solo per il suo impatto mediatico. Infatti gli incidenti sono sempre generati da un errore ed occorre fare in modo che anche a seguito di errori le conseguenze restino limitate.

Analizzando i numeri, pertanto, l’acclarata pericolosità dell’andare in bici tale da doverne limitare l’uso non risulta.

Anzi, come dimostrato da studi statistici effettuati, è vero il contrario. Jacobsen, Inj Prev 2003;9(3):205-9, ha calcolato che raddoppiando il numero dei ciclisti in strada il rischio individuale per km si riduce del 34% mentre se i ciclisti si dimezzano il rischio aumenta del 52%. Questi dati trovano riscontro nella riduzione di incidentalità complessiva registrata in tutti i paesi ad elevata mobilità ciclistica (posso essere molto più dettagliato in merito), in particolare quando il modal split supera il 15% del totale. […]

L’intero scambio di opinioni e dati dell’Ingegner Angelo Sticchi Damiani (Aci) e dell’ingegner Edoardo Galatola (Fiab) qui.

Analizzando razionalmente i dati esposti, le diverse argomentazioni Aci e Fiab, nonché le esperienze concrete delle città italiane e straniere che hanno sperimentato la Zona 30, è evidente che la massima pericolosità stradale si ha quando si mettono in atto comportamenti a rischio e quando le condizioni lo favoriscono: velocità eccessiva rispetto al veicolo e alle condizioni stradali (un ciclista può sbandare e cadere da solo a causa di una buca o di un binario del tram, un automobilista può frenare in ritardo in una situazione in cui non c’è spazio di frenata) oppure comportamenti a rischio (un ciclista può cadere perché pedala telefonando, oppure un automobilista può investire un pedone perché distratto dal telefono oppure circola troppo veloce rispetto alla strada). La velocità in sé e per sé non garantisce né efficienza né la sicurezza di arrivare prima. E infatti spesso nelle prove comparate di percorso urbano, la bicicletta risulta essere il mezzo più efficiente rispetto ad auto e bus.

Per quel che riguarda la prevenzione, infatti anche il Presidente dell’ACI riconosce: “Non a caso il 70% degli incidenti stradali avviene in città: basta questo dato ad evidenziare il fabbisogno di sicurezza stradale del Paese. ” Madri, padri, bambini e anziani che vengono uccisi o feriti attraversando la strada oppure circolando in bici o scooter.

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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