Perché piste ciclabili e Zone 30 fanno risparmiare soldi in manutenzione stradale

Queste buche non nascono da sole. Il continuo passaggio di autoveicoli del peso di 5, 10, 15, 35 quintali, le accelerazioni e le frenate peggiorano la situazione erodendo i bordi della buca.

Molti comuni si accorgono di un fatto piacevole e positivo: l’introduzione di zone 30 e di piste ciclabili in ambito urbano possono aiutare a ridurre i costi di manutenzione stradale. Come si spiega? Cosa c’entrano le biciclette con la riduzione delle buche nelle strade? Perché nelle zone 30 e sulle piste ciclabili si formano meno buche?

Dipende da una serie di effetti. I principali fattori di usura del manto stradale sono principalmente due: il gelo invernale e la tipologia di traffico automobilistico e pesante. Il gelo dipende dal tempo meteo e agisce su tutte le strade: l’acqua di notte gela nelle fessure, le dilata, e le predispone a diventare buche. Ovviamente, il traffico pesante peggiora l’effetto, allargandole.

In assenza di gelo invernale, l’usura invece dipende dai veicoli che passano sopra l’asfalto, in base a TRE parametri:

  1. Intensità di traffico. Più veicoli passano, maggiore è l’usura
  2. Peso medio dei veicoli: auto di grossa cilindrata, furgoni carichi e camion comportano maggiore usura rispetto a minicar, furgoncini e tricicli.
  3. Velocità dei veicoli: maggiori sono le variazioni di velocità, le accelerazioni e le frenate, maggiore è l’usura, che talvolta si concentra in alcuni punti specifici, ad esempio una curva. Anche lo stile di guida incide: chi pratica la cosiddetta “guida sportiva” erode maggiormente il manto stradale.

In ambito cittadino il terzo fattore può essere importante: brusche accelerazioni e brusche frenate di emergenza agiscono come la gomma su un foglio: a furia di grattare, il foglio si buca. Se nell’asfalto ci sono piccole crepe generate da difetti o da gelate notturne, frenate e accelerazioni peggiorano l’usura, aprendo quelle buche che in primavera sembrano comparire da un giorno all’altro, e che vengono attribuite alla pioggia. In realtà la pioggia contribuisce, dilavando la polvere più piccola, ma sono le ruote che erodono il materiale di copertura della strada. Se l’asfalto è sottile o posato non a regola d’arte, il fenomeno è ancora peggiore. E l’erosione aumenta ulteriormente se chi fa manutenzione stradale non interviene subito per riparare le piccole fessure quando si formano.

Le biciclette e le piste ciclabili contribuiscono alla riduzione della manutenzione, sia per quel che riguarda i rappezzi, sia per i rifacimenti totali, riducendo il numero di auto in circolazione (quando alcuni automobilisti almeno per alcuni spostamenti preferiscono la bici all’auto), riducendo il peso medio dei veicoli, e soprattutto riducendo le velocità massime.

La riduzione delle velocità massime comporta grossi risparmi di manutenzione, maggiore sicurezza per tutti, con una riduzione spesso trascurabile delle velocità medie dei percorsi urbani:

In un percorso extraurbano di 5 km, se uno va a 60 kmh ci mette 5 minuti, se va a 30 ci mette 10 minuti. Ma in contesto urbano i rallentamenti, i semafori, le rotonde, gli incroci, la ricerca del parcheggio comportano un tale abbattimento della velocità media che la possibilità di andare a 50 kmh in due o tre eventuali tratti liberi di 500 metri non fa guadagnare tempo, se non pochi secondi, forse, e solo psicologicamente.

Ma crea inutile pericolo per ciclisti e pedoni, e guasti sul manto stradale.

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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