Mass Media. Sensazionalisti in tutto, cauti e garantisti sugli incidenti stradali

Auto si ribalta in viale Giovine Italia Screenshot 2015-05-01 09.35.37

Pericolosa come una bomba a mano. Ma non su giornali e tv

Una cosa che nota chi si occupa di viabilità e sicurezza stradale è il tono distaccato con cui i giornali normalmente descrivono gli incidenti automobilistici. È una cosa che è stata notata da anni:

Proviamo a fare alcune riflessioni in proposito. Partiamo da uno dei tanti titoli che appaiono spesso sui quotidiani: La nebbia uccide ancora (ricordo, tra l’altro, che anche Lilli Gruber l’ha utilizzato come uno dei titoli del telegiornale della sera, qualche mese fa). Ebbene, siamo sicuri che la nebbia possa uccidere qualcuno? Voi mi risponderete, probabilmente, che è evidente che la nebbia, di per sé, non può uccidere nessuno e che la formulazione del titolo deriva da una sorta di linguaggio giornalistico ormai ampiamente e normalmente utilizzato.

(da: “Incidenti stradali, quali le vere cause?”, 1999)

Il tono con cui viene descritto l’incidente è spesso asettico e garantista, perché “le cause sono ancora da accertare”, talvolta immaginifico (“asfalto killer”, “carambola”, “auto impazzita”) e quasi sempre le cause, quando se ne parla, vengono attribuite a fattori esterni: la nebbia, l’asfalto, la pioggia, gli ostacoli improvvisi. Di velocità eccessiva, causa spesso evidente dalla condizione dell’auto fotografata, non parla quasi mai nessuno.

Questo comportamento è sorprendente da parte di una categoria per cui quando parla un politico o un personaggio famoso si tratta di “dichiarazioni choc”, quando c’è una protesta su Facebook, “Il web si divide” , quando rubano in un negozio “è giallo” e “parte la caccia al colpevole”, nel tentativo di spettacolarizzare e drammatizzare tutto.

Invece c’è un incidente d’auto e la notizia viene scritta da un notaio garantista.

Le motivazioni probabilmente sono due:

  1. Negli anni 30 e probabilmente anche in seguito, le case automobilistiche hanno fatto pressioni di pubbliche relazioni per modificare la percezione violenta degli incidenti stradali. Al contrario di oggi, all’inizio del 1900 gli automobilisti spericolati non erano guardati con particolare indulgenza e simpatia. Quando un’automobile uccideva una persona, l’automobilista in certi casi rischiava il linciaggio. Negli anni settanta in Olanda 400 bambini e adolescenti uccisi in anno provocarono una sollevazione popolare e il movimento che portò alla famosa ciclabilità olandese, ridimensionando il ruolo dell’auto nella mobilità urbana. In Italia negli anni 70 c’erano 11.000 morti l’anno: roba che le Brigate Rosse e i loro attentati, messi a confronto e guardati in prospettiva storica, facevano ridere.
  2. Data la stratosferica diffusione dell’automobile, da diversi decenni i giornalisti e la gran parte dei lettori  si identificano con l’automobilista, e quindi non apprezzano un’eccessiva colpevolizzazione di comportamenti che invece sono oggettivamente pericolosi e talvolta criminali: la velocità eccessiva, il mancato rispetto delle precedenze, la guida “sportiva”. Fa parziale eccezione, e solo da pochi anni, la guida in stato di ebbrezza o sotto l’influenza di alcol e droghe.

L’articolo da cui è tratta la foto sopra è emblematico. L’auto ribaltata è sopra al punto in cui normalmente si fermano i pedoni in attesa di passare la strada. Ecco il testo che correda le foto:

Incidente in viale Giovine Italia giovedì mattina a Firenze. Un’auto dopo aver colpito un semaforo si è completamente ribaltata: illeso il conducente e anche un uomo che era fermo al semaforo. Polizia municipale sul posto (Foto Innocenti)

Sarebbe stato trattato alla stessa maniera uno scippo a danno di un’anziana signora? Una rapina all’ufficio postale? Pensiamo alla quantità di “dichiarazioni choc” che vengono rilasciate quotidianamente sui giornali. Un’auto che si ribalta – per evidente eccesso di velocità – finendo sopra un marciapiede presso un passaggio pedonale costituisce un pericolo almeno paragonabile a una rapina a mano armata.

Un’auto che “carambola” in città è l’equivalente del lancio di una bomba a mano, o di un pazzo che si mette a sparare a caso, in termini di pericolosità. 

Il New York Times, 1924. “La nazione si solleva contro le uccisioni a motore”; “allarmante crescita degli incidenti automobilistici”; “Studiando l’enorme problema”. Notare il volto del pilota a forma di teschio e la folla che fugge fra le ruote.

Talvolta, al contrario, sui giornali si percorre la strada “uomo morde cane”. Per esempio qui:

Ciclista si scontra con un’auto: paura sulla [via] Fiorentina

Ecco il testo:

PISTOIA. Momenti di paura poco prima delle 19 di martedì pomeriggio, 17 marzo, in via Fiorentina, a Bottegone, dove un ciclista si è scontrato con un’auto rovinando sull’asfalto dopo un volo di diversi metri. Sul posto, all’altezza del numero civico 541,  è accorsa in codice rosso un’ambulanza della Misericordia di Pistoia, assieme all’automedica del 118, me le condizioni dell’uomo sono subito apparse meno gravi del previsto: era cosciente e parlava, nonostante forti dolori in varie parti del corpo. Immobilizzato sulla tavola spinale, l’uomo, 80 anni, di Pistoia, è stato quindi trasportato in codice giallo  all’ospedale San Jacopo con sospettre fratture alla gamba e all’anca destre.

Cioè, stando al titolo, il ciclista ottantenne avrebbe investito l’auto a una velocità tale da fare un volo di diversi metri. Tutto è possibile, ma siccome la meccanica non viene spiegata bene, come sarebbe ovvio in caso di evento curioso o eccezionale, molto probabile invece che la meccanica sia stata opposta: l’auto ha investito il ciclista, perché per fare un volo di diversi metri con la meccanica contraria l’anziano ottantenne avrebbe dovuto andare a una velocità paragonabile a quella di un ciclomotore. Quindi delle due una: o il titolo è ingannevole, o l’articolo scritto in modo affrettato.

Insomma: “ciclista si scontra con un’auto” è formalmente identico a “auto investe ciclista”, ma attribuendo ambiguamente l’azione al ciclista si ottiene una maggiore curiosità sensazionalistica.

Nel caso degli incidenti stradali giornalisticamente va bene parlare di “nebbia killer”, o parlare di “ciclisti che si scontrano con le auto”. Meno bene parlare di “automobilisti killer”.

Notare invece come viene descritto uno scippo, con toni da telecronaca, caccia all’uomo e arresto dei “malviventi”.  Si tratta di un evento che è certamente grave e traumatico per la vittima, ma certamente non peggiore di essere uccisi da un’auto, attraversando la strada a piedi (600 vittime in Italia ogni anno).

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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