Gran parte del petrolio che usiamo è petrolio rubato?

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Comprando benzina, gasolio e altri derivati del petrolio si finanziano alcuni dei peggiori dittatori del mondo. Ecco come.

“Nel 2012 la famiglia americana media ha speso 2.912 dollari in benzina. È una bella somma e possiamo tracciare dov’è andata a finire. Le aziende petrolifere incassano 465 dollari per trasporto, raffinazione e vendita; il governo federale incassa 165 dollari di tasse. Molto del resto va per acquistare il petrolio greggio. Rintracciando questi soldi fino ai paesi produttori,  scopriamo che 275 dollari vanno a regimi autoritari. La famiglia americana media paga 275 dollari ai peggiori dittatori, semplicemente facendo il pieno.”

“Blood Oil: Tyrants, Violence, and the Rules that Run the World” di Leif Wenar, professore al King’s College di Londra.

La scomoda verità è che buona parte del petrolio e diverse altre materie prime che consumiamo quotidianamente vengono da paesi sottoposti a regimi autoritari brutali e repressivi. Inoltre il paradosso è che in Africa e nel Medio Oriente i paesi privi di grandi depositi di petrolio o di grandi ricchezze minerarie nell’ultimo secolo hanno visto progressi sociali ed economici maggiori rispetto ai paesi ricchi di petrolio e materie prime. Il motivo: la corruzione alimentata dal commercio e dalle concessioni allo sfruttamento.

Facendo benzina, ma anche comprando molte merci, si fanno affari e si finanziano alcuni dei peggiori regimi del mondo, autoritari, repressivi e talvolta anche sanguinari. L’acquisizione del petrolio da alcuni regimi autoritari è spesso dubbia (non sempre chi vende il petrolio ha titoli legali per farlo), ma questo non comporta conseguenze legali. Una volta che è arrivato in raffineria, il petrolio non ha cattivi odori.

Un esempio concreto di due pesi e due misure

Fra le tante casistiche esemplificate nel libro, l’autore invita a considerare il caso di persone omosessuali condannate a morte in Iran. Se queste fuggono in America, qui trovano protezione dalla condanna perché un tribunale americano giustamente rifiuterebbe di riconoscere la legge iraniana in tema di omosessualità. La maggior parte degli americani considererebbero intollerabile un comportamento diverso. Idem avverrebbe in Europa.

Facendo il pieno, invece, un americano può tranquillamente utilizzare petrolio proveniente dalla Guinea Equatoriale, governata sin dal 1979 da Teodoro Obiang. Secondo la legge della Guinea, Obiang è il proprietario assoluto del petrolio estratto nel paese. Ma una legge che assegna a una ristretta élite la proprietà assoluta delle risorse naturali di un certo paese non può essere riconosciuta legittima in un paese moderno e il commercio con tale paese dovrebbe essere scoraggiato. Però un’eventuale causa per ricettazione intentata da un cittadino della Guinea che si sentisse defraudato non avrebbe oggi nessuna possibilità di essere riconosciuta da un tribunale americano.

Analoghi problemi esistono con il commercio di petrolio con l’Arabia Saudita. Anche qui il petrolio viene assegnato in proprietà a una ristretta élite politica per antica tradizione religiosa.

“Molti stati privi di petrolio in genere sono diventati più ricchi, liberi e pacifici, mentre gli stati ricchi di petrolio non sono migliorati dal 1980. Molti stati petroliferi sono addirittura peggiorati. Il reddito medio nel Gabon si è dimezzato nei 25 anni dopo il 1980. Lunghi conflitti interni hanno devastato Algeria, Angola, Colombia e Nigeria. […] Gli stati petroliferi sono inoltre meno trasparenti e più volatili dal punto di vista finanziario e offrono alle donne meno opportunità nella politica e nel lavoro.

“Blood Oil: Tyrants, Violence, and the Rules that Run the World” di Leif Wenar, professore al King’s College di Londra.

La proposta dell’autore non è andare a fare la guerra nei paesi petroliferi, bensì riformare il commercio del petrolio inducendo i paesi europei a fare scelte etiche più coerenti con i propri principi nazionali di libertà e democrazia, evitando di fare affari con produttori di petrolio dalla dubbia morale e spesso privi di autentici diritti legali sul petrolio che oggi vendono con tanta facilità.

Qui la recensione dell’Economist:  Corrupted bounty – The unhappy rules of free trade in natural resources.

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Qui informazioni sul  libro, edito da Oxford University Press, e sul suo autore, professore di filosofia e legge al King’s College di Londra.

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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