Abbigliamento catarifrangente: essere visibili non è la stessa cosa di essere visti

Sei in grado di contare i passaggi della palla? Prova subito.

Come dimostra il filmato, essere visibili non è la stessa cosa di essere visti.

Molti esperti di sicurezza stradale consigliano ai ciclisti di indossare abiti ad alta visibilità, e in alcuni casi questi sono anche obbligatori per legge (ad esempio in Nuova Zelanda. In Italia è obbligatorio da qualche anno usare un giubbino catarifrangente nei tunnel e, di notte, sulle strade extraurbane).

Gli stessi esperti però non si pongono il problema della visibilità delle auto, supponendo che i fari siano più che sufficienti (sembra che non sia vero: le auto nere e grigie hanno più incidenti di quelle di altri colori).

L’effettiva utilità di questi consigli (od obblighi a seconda dei casi) è però controversa. Per il momento non ci sono evidenze che l’abbigliamento ad alta visibilità salvi un numero sensibile di vite umane o eviti un numero individuabile statisticamente di incidenti. Qui un articolo che esamina il problema in ambito australiano e neozelandese, dove la sicurezza stradale viene spesso imposta più ai ciclisti che agli automobilisti con consigli ed obblighi all’abbigliamento ad alta visibilità.

Il Dr Sandar Tin Tin, ricercatore dell’Università di Auckland, ha terminato di recente uno studio lungo sei anni sulla visibilità dei ciclisti, [partendo da un campione di 2590 ciclisti adulti seguiti per sei anni].

[…] nel corso dello studio 162 ciclisti hanno avuto scontri con veicoli, ma la loro visibilità non sembrava correlata col rischio di collisione.

“Abbiamo concluso che l’abbigliamento ad alta visibilità non è particolarmente efficace sulle strade neozelandesi,” dice il Dr Tin Tin.

Dr Sandar Tin Tin, research fellow in the faculty of medical and health sciences at the University of Auckland, recently finished a six-year PhD study of cyclist visibility.

[…] Over a several-year follow-up 162 riders had crashes with vehicles, but their reported visibility didn’t predict the risk of a collision.

“We concluded that visibility aids are not very effective in the New Zealand transport environment,” says Tin Tin.

Qui l’articolo completo in inglese: Bike safety: the great fluoro fallacy.

Qui i dati essenziali dello studio del Dr Sandar Tin Tin.

Ecco i diversi motivi che consentono di esprimere dubbi sull’efficacia dell’obbligo a indossare abbigliamento ad alta visibilità per ridurre incidenti, morti e feriti:

  1. Per il momento non ci sono evidenze statistiche di efficacia significativa (se ne conosci, indicale nei commenti, per aggiornare l’articolo);
  2. Il provvedimento sposta l’onere della prevenzione sul ciclista sollevando in parte la responsabilità dell’automobilista e i suoi frequenti comportamenti ad alto rischio come l’uso del telefonino alla guida o l’eccesso di velocità: “è vero stavo telefonando, ma il ciclista non indossava il giubbino riflettente…”;
  3. Se fosse dimostrato che l’alta visibilità salva vite umane, dovrebbe essere resa obbligatoria per tutti i veicoli e probabilmente anche per i pedoni;
  4. In Danimarca e Olanda non ci sono obblighi del genere, e l’incidentalità auto-bici danese e olandese è fra le più basse del mondo;
  5. Secondo studi, la presenza di abbigliamento ad alta visibilità non modifica il comportamento dell’automobilista verso una maggiore prudenza nei confronti dei ciclisti in fase di sorpasso;
  6. In generale, più bici sono presenti sulle strade e sulle piste ciclabili, e più diminuiscono gli incidenti, in proporzione e in quantità assoluta (principio noto come safety in numbers, sicurezza nei numeri), questo perché gli automobilisti si abituano a considerare i ciclisti una presenza costante sulle strade;
  7. Al contrario, quando i ciclisti sono pochi, per questi è più alto il rischio di incidente (principio battezzato risk in scarcity, rischio nella scarsa presenza), perché gli automobilisti non considerano la possibile presenza di ciclisti sulla strada che stanno percorrendo.

Per i ciclisti può essere utile indossare abbigliamento ad alta visibilità, se fa sentire più sicuri, così come è consigliabile indossare abiti contrastanti (ad esempio pantaloni chiari e giacca scura, o viceversa) in modo da fare contrasto con qualsiasi sfondo.

Però stando ai dati e agli studi attualmente disponibili, è probabilmente inutile e forse controproducente imporre l’obbligo di abbigliamento speciale, anche per l’effetto di minor tutela del ciclista in caso di incidente (“non aveva il giubbino, è colpa sua”). Se qualcuno ha dati che smentiscono questa conclusione, è benvenuto per aggiornare l’articolo.

Annunci

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
Questa voce è stata pubblicata in Prevenzione incidenti e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a Abbigliamento catarifrangente: essere visibili non è la stessa cosa di essere visti

  1. carlofiumano ha detto:

    A proposito di ‘visibilità’ passiva o attiva dei sogg.deboli sulla strada… ma perchè ai ciclisti non viene imposto l’OBBLIGO x legge
    (tanto il buon senso non serve…) di almeno uno specchietto retrovisore come lo hanno l’altro sogg.debole sulla strada, cioè i motociclisti? sempre due ruote sono no???
    Specie sui pericolosissimi tratti extraurbani.ciao

  2. BrainOnRoad ha detto:

    L’articolo è molto interessante e richiama moltissimi argomenti di psicologia applicata alla guida. Tra i tanti ce n’è uno che mi sta particolarmente a cuore, che è utilizzato anche in tante campagne di marketing e pubblicitarie. Il nostro cervello, bombardato da migliaia di impulsi visivi e auditivi, dopo un po’ di tempo tende ad abituarsi a quel genere di segnale e inevitabilmente inizia a fare filtro non facendoci pervenire all’attenzione le cose alle quali “è già abituato”. Per questa ragione le maglie ad alta visibilità non sono garanzia di essere visti. Ormai tutti noi siamo abituati a vederne ovunque, lavori in corso, forze dell’ordine e così via. Sono quindi diventate standard per ognuno di noi. Ben altra cosa sarebbe se vedessimo un pedone o un ciclista vestito da orso o da astronauta … il nostro occhio invierebbe subito al nostro cervello di mirare lì l’attenzione, perché quella è una cosa “strana che vale la pena di approfondire”. Il giubbotto ad alta visibilità svolge la sua funzione tecnica egregiamente, cioè quella di riflettere la luce in condizioni di scarsa visibilità (buio, nebbia ecc.) ed è valido in tutte quelle condizioni, quando in alternativa il corpo umano sarebbe totalmente invisibile. Nulla può in condizioni di visibilità normale. Un esempio per chiarezza. Se marciamo di notte su una statale, i fari delle auto che vengono in direzione opposta sono tutti ben chiaramente visibili (sono fari nella notte) però nessuno di loro richiama particolarmente la nostra attenzione, sono di fatto più o meno tutti uguali e dopo un po’ non ci facciamo più caso. Cosa succederebbe invece se ad un certo punto uno di questi fosse blu o rosso? Richiamerebbe subito la nostra attenzione, un po’ come quando già da lontano vediamo quei camion illuminati come fossero alberi di Natale! Per essere notati dobbiamo distinguerci.

  3. carlofiumano ha detto:

    Gianni Lombardi. Infatti è risaputo che tutti Automobilisti Italiani hanno da moltissimi anni ormai installato ‘spontanemante’ le cinture di sicurezza e ‘spontanemante’ le indossano sempre. CIAO 😉

    • Gianni Lombardi ha detto:

      Sono assolutamente d’accordo che le cinture di sicurezza sono utili e che gli italiani le hanno accettate riottosamente 🙂 Ma mentre le cinture di sicurezza non offrono particolari vantaggi a chi le indossa nella guida normale (salvo il caso di sinistro, ovviamente), nel caso degli specchietti retrovisori per le bici dei vantaggi durante la pedalata dovrebbero esserci e invece non mi sembra ce ne siano (salvo per chi ha problemi a girare il collo). Infatti nel mondo dell’auto e del motociclismo gli specchietti retrovisori, inventati intorno al 1910, sono stati adottati spontaneamente da gran parte dei veicoli a motore molto tempo prima di diventare obbligatori per legge. Se in bici fossero altrettanto utili, più persone li installerebbero spontaneamente.

  4. Pingback: Per tutelare pedoni e ciclisti non è meglio responsabilizzare gli automobilisti? | Benzina Zero

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...