L’industria dell’auto agisce come l’industria del tabacco

 

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Il problema principale dell’auto in città: il suo ingombro.

L’auto è certamente utile in alcuni contesti e per alcuni servizi pubblici: nelle aree rurali, per il servizio taxi, con i servizi di car sharing, per il trasporto locale di merci pesanti. È invece chiaramente inefficiente nei contesti urbani in forma di veicolo privato universale. È in questo senso che qui si parla di “prodotto dannoso”: in città occupa spazio, intralcia, inquina, costituisce pericolo mortale per ciclisti e pedoni con migliaia di vittime, morti e feriti, ogni giorno.

L’industria dell’auto è diventata come l’industria del tabacco, nel senso che promuove consapevolmente un prodotto costoso e dannoso, incurante delle conseguenze sociali.

Secondo l’Economist la General Motors nel novembre 2015 ha venduto 372.000 automobili in Cina, contro 253.000 automobili vendute negli Stati Uniti. Il 50% in più. Ovvero per la General Motors la Cina è un mercato molto più importante del mercato americano. Avendo saturato il mercato Usa ed europeo, dove si assiste a una tendenziale riduzione per gli evidenti problemi di congestione e inquinamento, l’industria dell’auto si rivolge al terzo mondo. La stessa strategia dell’industria del tabacco: a fronte di una riduzione dei consumi in Europa e Stati Uniti, cerca nuovi mercati nei paesi in via di sviluppo.

Ma in Cina si stanno verificando enormi problemi sia per il traffico automobilistico, con alcuni degli ingorghi autostradali più grandi e lunghi della storia umana, sia per il problema del traffico urbano e dei parcheggi nelle città cinesi.

Questi non sono problemi di crescita o di adattamento alle novità: qualcuno può sostenere che, non appena saranno costruite nuove strade e l’adeguato numero di parcheggi, il problema del traffico in Cina sarà risolto, come in Europa e negli Stati Uniti. Ma…

In Europa e negli Stati Uniti il problema del traffico non è mai stato risolto. Non sarà risolto neanche in Cina.

È dagli anni venti che si è osservato che, per quante strade si costruiscono, queste si riempiono di automobili. E allo stesso modo, si è osservato da decenni che il problema dei parcheggi in città è praticamente irresolvibile.

Più auto ci sono, più traffico c’è. Sempre. Da cento anni.
A meno che non abbia vissuto su Marte, chi dirige le case automobilistiche conosce questi problemi: più auto ci sono, più traffico c’è. Sempre. Da cento anni. Anche negli Stati Uniti non sanno come risolverlo.

È quindi evidente che le case automobilistiche promuovono il loro prodotto nelle città della Cina e dei paesi in via di sviluppo (dove i problemi di traffico automobilistico e inquinamento urbano sono drammatici e crescenti, come nelle capitali statunitensi ed europee oggi e nei decenni passati), sapendo già che i due problemi che il loro prodotto generano (traffico e parcheggio) nei contesti urbani sono irrisolvibili, se non limitando il numero di auto private in circolazione invece di cercare di venderne sempre di più con la promessa di libertà e mobilità. Promessa che le case automobilistiche mantengono con velocità medie di 8-16 km/h in città, e con crescenti difficoltà di parcheggio mai risolte in nessuna città del mondo. E infatti un dirigente Bmw, in un’intervista al Guardian, una volta ha detto:

“La soluzione non può essere mettere ancora più auto nelle città” (Glenn Schmidt, dirigente Bmw UK)

Però, ipocritamente, insistono per mettere più auto nelle grandi città cinesi, indiane e africane.

 

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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