Quanti morti ha fatto il concetto marketing e pubblicitario di “guida sportiva”?

 

Alfred Hitchcock ci invita a una corsa mozzafiato. Al ventitreesimo secondo, fra gli altri pericoli del film, uno scontro frontale con un pullman.

Quanti morti per incidenti stradali ha causato il concetto, pesantemente utilizzato nella retorica pubblicitaria, cinematografica e giornalistica, di guida brillante e guida sportiva?

Secondo l’Aci e l’Istat gran parte degli incidenti stradali sono causati da velocità e distrazione. Secondo Google e FCA Chrysler il 94% degli incidenti negli Stati Uniti sono causati da errori del pilota. Non lo dicono entità che odiano le auto, o ecologisti fanatici. Lo dicono l’Automobile Club Italiano, l’Istituto italiano di Statistica, Google l’azienda che ha sviluppato il più grande motore di ricerca del mondo e sta lavorando da anni a sistemi di guida automatica. Lo confermano persino alcune case automobilistiche, fra cui la citata FCA Chrysler in occasione dell’annuncio di un accordo di collaborazione con Google.

In quasi tutti i casi le conseguenze degli incidenti stradali sono peggiorate dalla velocità del veicolo: quando non è la causa principale, l’eccesso di velocità rispetto alle condizioni di traffico o della strada è quasi sempre una concausa importante dell’incidente e un fattore che aggrava i danni fisici e materiali.

A velocità più basse un morto avrebbe potuto essere solo un ferito, un ferito grave potrebbe essere un ferito lieve, e molti feriti avrebbero potuto uscire illesi. La realtà è che in Europa ci sono 26.000 morti ogni anno per incidenti stradali, con oltre due milioni di feriti gravi. Le vittime principali sono i pedoni, che non godono dei vantaggi di airbag, cinture e telaio ad assorbimento d’urto.

Qualcuno obietterà che le aziende automobilistiche “in realtà” sono molto attente alla sicurezza e di sicuro non incoraggiano i loro clienti a correre per le strade. Ecco due esempi di grande attenzione alla sicurezza. Un tweet pubblicitario Volvo e un filmato Audi che ha sia scopi pubblicitari, sia l’obiettivo di reclutare potenziali venditori.

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La Volvo è una delle aziende automobilistiche più attente alla sicurezza. Figuriamoci le altre.

La velocità è una droga da assumere con cautela. Ed è anche molto pericolosa, sulle strade di tutto il mondo. Con questo filmato Audi recluta aspiranti venditori. Che messaggio daranno ai loro clienti? “Guida con prudenza”? “Attento a pedoni e ciclisti”?

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Quanto pesa l’informazione nella costruzione di comportamenti deviati alla guida di un’auto?
“L’informazione ha un gran peso, perché funziona da modello. Ad esempio, osservare scene di un film in cui il protagonista sfreccia a zig zag nel traffico, schivando i veicoli che gli vengono incontro, restituisce l’immagine di una persona abile alla guida, modello in cui ci si può facilmente identificare, funzionando così da esempio e portandoci a trascurare il fatto che si tratti di una finzione: se lo fa lui, lo posso fare anch’io. Se poi il nostro protagonista finisce in una scarpata, con buone probabilità questo particolare viene trascurato, perché dissonante rispetto all’immagine di abile guidatore che abbiamo interiorizzato attraverso l’identifica­zione con lui”.

Da “La Psiche dell’Uomo al Volante” di Giorgio Carrion.

In un mondo ideale l’automobile dovebbe essere un veicolo acquistato e utilizzato per la sua utilità intrinseca, in seguito a una valutazione razionale, non un giocattolone per maggiorenni.

Siccome il nostro mondo non è ideale, le aziende automobilistiche continuano a vendere le auto come giocattoloni per maggiorenni.

 

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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4 risposte a Quanti morti ha fatto il concetto marketing e pubblicitario di “guida sportiva”?

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