250 i ciclisti uccisi sulle strade italiane. Ma >600< i pedoni.

In Italia vengono uccisi sulle strade circa 250 ciclisti e circa 600 pedoni l’anno. Anche in Europa la maggior parte delle vittime stradali sono ciclisti e pedoni, insieme ai motociclisti, altri “utenti deboli” della strada (in Italia c’è anche un alto numero di motociclisti uccisi).

Il problema? È inutile girarci intorno: sono le auto e il modo con cui vengono guidate.

Le soluzioni? Non sono né i caschi, le luci o i giubbotti catarifrangenti né le multe ai pedoni. Sono un altro modo di pensare mobilità e traffico.

L’unica maniera per diminuire i morti sulla strada è rallentare le auto e responsabilizzare i guidatori, tutelando di più gli utenti più deboli.

Qui un approfondito commento al filmato: Il sistema di sicurezza stradale “sustainable safety” che mette al centro la persona.

Annunci

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
Questa voce è stata pubblicata in Educazione stradale, Motori e dolori, Prevenzione incidenti e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a 250 i ciclisti uccisi sulle strade italiane. Ma >600< i pedoni.

  1. Cogito ergo sum ha detto:

    Questo articolo rappresenta un’opinione del tutto personale e non avvalorata da dimostrazioni pratiche, ma da ipotesi frutto di fantasie personali e con utilizzo di statistiche che devono essere necessariamente essere “interpretate”, in modo da non utilizzarne i risultati a proprio piacimento.

    Innanzitutto bisogna osservare che i ciclisti sono i primi a non conoscere e quindi a non rispettare, il codice della strada. E’ opportuno ricordare che la bicicletta sulla strada non è un pedone ed è equiparata a qualsiasi altro veicolo (auto, bus, moto, camion, ecc) ed è quindi obbligata a rispettare la legge: niente contromano, niente circolazione sui marciapiedi, rispetto dei semafori e delle precedenze.
    Già se consideriamo questo, diventa sciocco puntare il dito contro gli automobilisti o gli altri utenti, e qualsiasi teoria in difesa dei ciclisti decade immediatamente.
    Secondo, dovremmo considerare statisticamente la percentuale di ciclisti “sportivi”, cioè quelli che utilizzano la bicicletta come strumento per allenamento e quanti la utilizzano come mezzo di locomozione.
    E’ palesemente chiaro che i primi devono essere esclusi dal conteggio degli incidenti, in quanto fanno un utilizzo del mezzo non consono a quello a cui è destinata la strada.
    Oltretutto sono anche quelli più indisciplinati e, per fare un esempio su tutti, questi non utilizzano le piste ciclabili.
    Se utilizzassi ad esempio la moto per fare delle corse in strada libera, non possiamo poi dire che gli automobilisti sono indisciplinati e i motociclisti parte debole delle strada: stessa cosa per i ciclisti.
    Consideriamo anche che le biciclette non hanno fari, stop, frecce, specchietti e i conducenti non hanno casco, guanti, ecc e spesso utilizzano cuffiette per la musica e/o altri dispositivi tecnologici (vedi telefonini) che distraggono dalla guida: dispositivi che se utilizzati su altri veicoli, sono previsti dalla legge sanzioni pesantissime.
    Cosa molto importante, le biciclette circolano liberamente senza essere coperte da ASSICURAZIONE RCA.
    Se ti investe un ciclista, cosa peraltro per niente improbabile, che facciamo? Chi paga??

    Quando le biciclette saranno al pari degli altri utenti della strada, in regola con quanto prescritto dal codice, allora potremo identificare senza margine di errore, di chi è la responsabilità degli incidenti.
    Fin quando in strada ci sarà qualcuno che deve rispettare il codice e qualcun altro che fa “ciò che gli pare, al di sopra della legge”, allora qualsiasi opinione sulla responsabilità, deve rimanere del tutto personale, magari nemmeno pubblicata e non espressa come fosse una professione di verità.

    Ritengo personalmente che sarebbe opportuno riportare notizie “oggettive” e lasciare al lettore il compito di formarsi un’opinione (funzione alla quale è relegato il giornalismo, quello vero però) e non “imboccare” strumentalizzando le informazioni.
    Se l’intenzione di questo articolo era creare nel lettore un’opinione personale a favore delle biciclette, direi che non ci è riuscito affatto.
    Qualsiasi persona dotata di un’intelligenza normale, può comprendere che questo articolo non è credibile.

    • Gianni Lombardi ha detto:

      Caro Cogito, ripassa il codice e studia le statistiche. La bicicletta “non è un pedone” ma il ciclista è un utente debole, assimilato a pedoni e disabili: “Art 3, comma 53-bis) Utente debole: pedoni, disabili in carrozzella, ciclisti e tutti coloro i quali meritino una tutela particolare dai pericoli derivanti dalla circolazione sulle strade”.

      • Cogito ergo sum ha detto:

        Caro Sig. Lombardi, forse non sa che i testi di legge devono essere interpretati e sono sempre accompagnati da note sull’interpretazione ad utilizzo degli addetti ai lavori (giudici, magistrati, ecc.) e non devono essere mai presi così come sono.

        In ogni caso, per dovere di chiarezza nei confronti dei lettori, l’art. 3 “Definizioni stradali e di traffico” comma 53-bis, si riferisce esclusivamente alla “definizione” dei termini usati nel testo di legge, cioè “chi sono gli utenti deboli” e non parla di diritti e/o doveri riservati in modo esclusivo nei confronti di tale categoria.
        Inoltre in tutto l’intero testo di legge, non è in alcun modo specificato quali siano le “tutele” che gli altri utenti devono adoperare nei confronti di tali “utenti deboli” e ciò fa interpretare l’art.3 comma 53-bis, come un semplice richiamo al buon senso e ad un comportamento di tutti gli utenti, deboli compresi, rispettoso delle prescrizioni di legge.

        Quindi il consiglio di “ripassare e di studiare”, lo rivolga a se stesso e prima di salire in cattedra dando sfoggio della sua conoscenza (approssimativa) del codice della strada, si informi.

        Comunque visto che si è scomodato ad andare a riprendere in mano il codice della strada, poteva almeno finire di leggerlo tutto e non fermarsi solo su ciò che le interessava.
        Si sarebbe reso conto che anche le “biciclette” sono obbligate al rispetto del codice della strada, in quanto veicoli utenti della strada, e forse si sarebbe reso conto anche che i suoi “utenti deboli” il codice, non sanno nemmeno cosa sia.

        Peccato che in questo blog non si possono publicare foto, sennò mi divertivo a mostrare un po’ di immagini dove i suoi “utenti deboli” danno sfoggio di comportamenti virtuosi sulla strada.
        Comunque se vuole vedere qualche foto, la chieda a Cipollini che qualche anno fa si divertiva a far scattare gli autovelox sul lungomare; al comando dei vigili ne hanno un album completo.
        Poi, senza andare troppo indietro nel tempo, possiamo prendere in mano la vicenda dell’incidente di Hayden: nessuno lo ha definito “pedone” e anzi, si parla di mancata precedenza e di stop violato.

        Qualche anno fa mio padre fu investito in bici sul lungomare di Lido di Camaiore e in due anni di tribunale, nessuno l’ha mai equiparato ad un “pedone” e la causa è sempre stata trattata come sinistro fra veicoli.

        Se poi è così convinto che in virtù del riconoscimento di “utente debole”, lei con la sua bicicletta può fare quello che gli pare sulla strada e come erroneamente fa credere a chi legge, allora si faccia investire mentre attraversa sulle strisce pedonali a bordo della sua bicicletta e poi senta cosa hanno da dirle i vigili urbani e cosa ha da dirle l’assicurazione di chi l’ha investita.
        Cosa che naturalmente non le augurerei mai.
        Se preferisce, presumendo si trovi in zona e visto che si sente equiparato ad un pedone, provi ad andare sulla passeggiata di Viareggio pedalando sulla sua bella bicicletta (credo che tuttora sia riservata solo ai pedoni..) e poi ci racconti cosa le ha detto il vigile.

        Mi raccomando, quello che le dicono lo scriva qui, almeno lo leggono tutti e forse riuscirete a dare un servizio utile alla comunità e non informazioni frammentarie e superficiali, considerato poi che volete sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti della bicicletta.

        Poi dopo, ma soltanto dopo, riprenderemo questa conversazione sugli “utenti deboli”.

      • Cogito ergo sum ha detto:

        Qualora non fosse ancora chiaro il significato dell’Art 3 comma 53-bis e giusto per scongiurare eventuali interpretazioni “scorrette” del codice della strada (evidentemente non così improbabili), faccio un esempio.

        Il segnale di divieto di accesso (quello tondo con sfondo bianco e cerchio rosso) vieta l’accesso a TUTTI I VEICOLI e con “tutti i veicoli” sono COMPRESE anche LE BICICLETTE, in quanto queste sono a tutti gli effetti dei veicoli, mentre invece possono accedere i pedoni.

        In base alla sua personale interpretazione dell’Art. 3 comma 53-bis, le biciclette in quanto equiparate a pedoni, potrebbero entrare.

        Prima di pubblicare informazioni, bisogna essere consapevoli di quali potrebbero essere le conseguenze.
        Se chi legge una sciocchezza simile si sente autorizzato ad un comportamento scorretto, staremo qui a parlare di statistiche di morti per sempre.

        Una vera sensibilizzazione sulla bicicletta, sarebbe quella di promuovere una legge che impone un “patentino” anche per le biciclette, ottenibile mediante lo studio del codice della strada.
        Se imparato fin da piccoli, una volta adulti avremmo utenti della strada forse più disciplinati e meno morti.
        Ci siamo resi conto che avere adolescenti di 14 anni che guidavano motorini senza conoscere il codice, era un’assurdità e allora è un’assurdità anche avere persone che guidano la bicicletta senza conoscere il codice e che possono infrangerlo impunemente.

        Come sempre l’educazione e la corretta informazione, sono alla base di una civile e consapevole esistenza.
        Le cose non vanno mai male perché è colpa degli altri, ma perché la colpa è sempre nostra.

      • Gianni Lombardi ha detto:

        Caro Cogito, dici: “In base alla sua personale interpretazione dell’Art. 3 comma 53-bis, le biciclette in quanto equiparate a pedoni, potrebbero entrare”. Dove? Quando? Mi indichi dove avrei detto una cosa del genere?

  2. Gianni Lombardi ha detto:

    Caro Cogito, dovresti anche spiegare di quale articolo parli quando dici “Questo articolo rappresenta un’opinione del tutto personale e non avvalorata da dimostrazioni pratiche”. 🙂 Nell’articolo sono citate statistiche Istat e statistiche europee.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...