Abbattiamo il tabù italiano dei sensi unici

Partiamo da un dato fondamentale: i sensi unici sono fatti per la comodità e l’utilità degli automobilisti. In genere hanno queste funzioni:

  1. Se la carreggiata è stretta (meno di 4 metri), evitare che due auto in senso opposto restino bloccate intralciandosi a vicenda (il pericolo di scontro frontale in ambito urbano è molto remoto: se la via è angusta, le auto vanno piano, e comunque in genere i due veicoli che si vengono incontro hanno un’ottima visuale uno dell’altro);
  2. Se la carreggiata è larga più di 5 metri, consentire il parcheggio delle auto su un lato o, se è larga più di 7 metri, su entrambi i lati.

Ergo i sensi unici sono un modo per consentire agli automobilisti di invadere ulteriormente gli spazi pubblici, in genere per parcheggiare, l’attività principale di tutte le auto (un’auto privata mediamente sta immobile, parcheggiata, per il 95% del tempo).

In ambito urbano, per le biciclette questa è spesso una limitazione notevole: mentre in auto fare cinquecento metri in più per circumnavigare un isolato non è un grosso problema (anzi: la creazione di sensi unici viene considerata un efficace metodo per “fluidificare” il traffico, facendo girare in tondo le auto invece di tenerle ferme in coda), per chi pedala il giro vizioso dei sensi unici può ridurre notevolmente la convenienza della bicicletta, aumentando notevolmente tempo e durata degli spostamenti.

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Esempio di senso unico in cui lo spazio è tutto dedicato all’automobile. C’è la larghezza per avere un doppio senso, oppure per fare una pista ciclabile. Invece si è preferito trasformare la strada in un parcheggio lineare.

Infatti gli spostamenti automobilistici sono spesso molto più lunghi della distanza più diretta da A a B proprio per le gimcane e chicane generate da sensi unici, rotatorie, tangenziali, svincoli e giri intorno ai centri abitati, alle aree pedonali, ai quartieri residenziali e alle zone a traffico limitato. Costringere le biciclette a fare gli stessi identici percorsi di un’automobile significa penalizzare i ciclisti far perdere loro uno dei vantaggi del mezzo: poter passare nelle aree pedonali (è consentito esplicitamente dal codice della strada), nelle ztl e, in Italia di straforo perché in Europa invece è spesso consentito, fare qualche senso unico in senso contrario.

A questo punto inizia lo scandalo degli automobilisti-moralisti italiani che si stracciano le vesti: ah, no, le biciclette nei sensi unici sono pericolosissime, i ciclisti sono indisciplinatissimi, e così via.

Occorre invece fare un ragionamento razionale, prendendo atto di tre fatti:

  1. I sensi unici sono stati creati per gli automobilisti;
  2. Nei sensi unici per le bici spesso è più pericoloso andare nel senso consentito perché il ciclista non vede l’auto in arrivo in situazioni in cui l’automobilista è spesso tentato di fare sorpassi pericolosi;
  3. In molti paesi europei (per esempio Francia, Spagna, Svizzera, Olanda, Danimarca, Germania, Beglio) i sensi unici eccetto bici sono molto diffusi, con grande soddisfazione dei ciclisti, senza particolari disagi per gli automobilisti, e senza una particolare incidentalità.

Il modo migliore per fluidificare il traffico è favorire l’uso della bicicletta, come si vede da questo filmato del traffico all’ora di punta a Copenhagen. È ora di abbattere il tabù del senso unico anche in Italia, con una legislazione aggiornata alle migliori pratiche europee.

Foto collage “sensi unici eccetto bici in Europa” dal sito Fiab: Sensi unici eccetto bici, Italia ed Europa.

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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2 risposte a Abbattiamo il tabù italiano dei sensi unici

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