Disinformazione e superficialità di Corriere e Polizia Stradale su ciclisti e bicicletta

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Il Corriere della Sera pubblica questa edificante serie di consigli (e soprattutto doveri) per i ciclisti, allo scopo di prevenire incidenti. Peccato che siano superficiali e in parte disinformati o frutto di confusione. Vediamoli uno per uno:

  1. Campanello sul manubrio. Obbligo di scarsa utilità. L’efficacia di prevenzione e sicurezza del campanello sul manubrio è tutta da dimostrare, particolarmente in fatto di incidenti auto-bici. Mentre un’auto che va in autostrada e deve farsi sentire da altre auto in una situazione di elevata rumorosità, con guidatori dentro abitacoli insonorizzati, ha certamente bisogno di un sistema acustico di avviso con elevata potenza, il ciclista normalmente è all’aperto, a bassa velocità, e in mancanza di campanello può agevolmente urlare o fischiare. Il campanello può essere certamente utile, ma in alcuni paesi non è obbligatorio. Difficile dimostrare che prevenga gli incidenti più gravi in maniera significativa.
  2. Il Casco. Non è obbligatorio in Italia né in gran parte d’Europa. Mentre il campanello è obbligatorio e, chissà perché, grandi guai a non averlo, il casco non è obbligatorio ma chissà perché sembra sia comunque indispensabile e la dimostrazione che, se non lo usi, sei un incosciente. Il tema del casco per ciclisti è un tema complesso. Bisogna osservare questo: 1. prima di tutto bisogna distinguere fra uso sportivo della bicicletta (in cui velocità e rischi di incidente anche da soli sono relativamente elevati), e ciclismo urbano (generalmente a bassa velocità, in cui il rischio maggiore è essere investiti da un’auto o un motociclo); 2. secondariamente bisogna osservare che le vittime eccellenti di questi giorni (Michele Scarponi e Nicky Hayden, entrambi morti perché investiti in bicicletta) indossavano il casco, come quasi tutti i ciclisti sportivi e cicloamatori che circolano sulle strade italiane, senza che questo sembri salvarli dall’essere ogni tanto investiti dalle auto. In tutti i casi va osservato che in Europa il casco in bici non è obbligatorio, eccetto la Gran Bretagna. In Olanda e Danimarca, paesi delle biciclette, il casco non è obbligatorio, come non è obbligatorio in Francia e Germania. Guardare il filmato e contare i caschi indossati a Copenhagen per credere. Va aggiunto infine che la maggior parte dei traumi cranici avvengono in automobile. Forse la Polizia Stradale dovrebbe raccomandare il casco anche per guidatori e passeggeri di automobili.
  3. Vietato trasportare passeggeri. Corretto ma solo in parte. Se la bici è appositamente modificata per farlo, è possibile, come nel caso di tandem, risciò, cargo bike modificate per portare passeggeri (art 182, comma 5),. Inoltre non sembra ci sia una particolare incidentalità di ciclisti che portano la fidanzata sulla canna, o di ragazzini che portano un compagno sul portapacchi posteriore.
  4. A piedi sulle strisce pedonali. Sbagliato. Il codice qui è particolarmente confuso, ma ci sono sia sentenze della Cassazione sia pareri ministeriali secondo cui i ciclisti possono pedalare sulle strisce e, almeno in certe situazioni (compresenza di pedoni, semaforo verde) hanno anche la precedenza. Senza contare che se il ciclista sta già impegnando le strisce, pedalando o no, l’automobilista non è comunque autorizzato a investirlo.
  5. Mai con le cuffiette. Vero, ma è una strana ossessione. Indossare cuffie o auricolari con musica ad alto volume può certamente  essere pericoloso, ma dipende soprattutto dal volume sonoro dell’apparecchio. La norma è chiaramente discriminatoria nei confronti dei ciclisti rispetto agli automobilisti: gli abitacoli di molte auto sono praticamente insonorizzati e con la radio a medio volume è impossibile sentire rumori dall’esterno guidando la macchina anche a basse velocità (a cominciare dal suono dell’indispensabile campanello così pressantemente imposto ai ciclisti). È quindi da spiegare perché ascoltare musica in bici sia pericolosissimo, mentre ascoltarla in auto dentro un abitacolo insonorizzato no. Inoltre se è così pericoloso andare in bici con cuffie o auricolari, resta anche da spiegare il fatto che i sordi totali possano prendere la patente di guida come qualsiasi cittadino.

Forse dipende dal fatto che la Polizia Stradale in genere lavora principalmente su autostrade, superstrade e strade di scorrimento, e probabilmente di ciclisti urbani ne vedono pochi.

Grande superficialità nell’articolo del Corriere della Sera, inoltre, sul tema dei cicloamatori e dei ciclisti in gruppo, un tema molto complesso e normato particolarmente male dal codice della strada italiano.

Qui per concludere, un caso eclatante di ciclista investito e poi multato perché “non aveva il campanello”. Il ciclista è stato superato da un’auto che ha voltato a destra subito dopo il sorpasso, investendo la bicicletta. Conducente e passeggero dell’auto hanno inoltre fornito una versione falsa dei fatti, smentiti dal filmato girato con la videocamera fissata alla bicicletta. Difficile sostenere che la presenza del campanello avrebbe evitato l’incidente.

 

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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