Per tutelare pedoni e ciclisti non è meglio responsabilizzare gli automobilisti?

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Il codice della strada, perennemente citato dai fondamentalisti dell’auto come panacea per risolvere tutti i problemi di circolazione, dice:

Art 2 comma 53-bis) Utente debole: pedoni, disabili in carrozzella, ciclisti e tutti coloro i quali meritino una tutela particolare dai pericoli derivanti dalla circolazione sulle strade.

Molte autorità italiane non sono state informate, perché a loro sembra che il modo migliore per tutelare gli utenti deboli dal pericolo dei mezzi a motore sia imporre loro nuove incombenze o attrezzature particolari. Alcuni esempi di questi giorni:

  1. L’Osservatorio Regionale dell’Emilia Romagna propone l’uso del giubbetto catarifrangente per i pedoni nelle ore notturne. Secondo questa logica il pedone dovrebbe portare sempre con sé un gilet catarifrangente in borsa o in tasca, pronto a indossarlo in caso di scarsa visibilità, ma idealmente anche se passa sulle strisce bianche di notte. A quando l’obbligo di fari e luci segnaletiche con l’abito da sera?
  2. Una grande testata come il Corriere della Sera fa disinformazione utilizzando materiali video della Polizia Stradale parzialmente inesatti o non aggiornati, presentando una lista di “diritti e doveri” in cui ci sono solo doveri (alcuni inesistenti o discutibili).
  3. Sul Lago di Garda la Polizia Municipale annuncia controlli a tappeto per verificare che i ciclisti amatoriali e sportivi in transito sulla Gardesana abbiano le bretelle o il gilet catarifrangente obbligatorio in galleria.

Ovvero la “maggior tutela” delle categorie di utenti deboli non è illuminare bene le gallerie, rallentare il traffico auto, fare marciapiedi più larghi, costruire piste ciclabili e infine responsabilizzare l’utente a motore. È invece vessare l’utente debole con obblighi in qualche caso formalistici (il campanello sulla bici), o di efficacia non verificata (l’abbigliamento catarifrangente).

Meglio caschi e gilet oppure ridurre il pericolo alla fonte?
La strategia applicata in Italia per ora è ampliare la lista dei doveri dell’utente debole, inserendone anche di inesistenti (come nel caso del Corriere della sera e delle citate raccomandazioni della Polizia Stradale, la quale, lavorando molto in autostrada, probabilmente ha poca esperienza di ciclismo amatoriale e pochissima di ciclismo urbano).

Nel caso delle gallerie di strade di montagna e turistiche, ad esempio, la soluzione che previene gli incidenti è imporre il limite a 30 km/h in galleria e vietare il sorpasso dei ciclisti in galleria. In questo modo si riduce il pericolo, e in caso di incidente la responsabilità è della fonte del pericolo: la guida avventata di auto e moto.

 

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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