Incidenti stradali 2016: in auto 1 morto ogni 98 feriti [Istat]

istat incidenti stradali in italia 2016

In questa infografica dell’Istat si vedono i tragici dati di morti e feriti per incidenti stradali per ciascuna categoria di utenti nel 2016. Manca una riflessione sulle proporzioni fra morti e feriti:

  • Pedoni 570 morti, 21.155 feriti – Rapporto feriti/morti 37:1
  • Biciclette 275 morti, 16.413 feriti – Rapporto feriti/morti 59:1
  • Motocicli, 657 morti, 43.388 feriti – Rapporto feriti/morti 66:1
  • Automobili 1.470 morti, 145.135 feriti – Rapporto feriti/morti 98:1
  • Ciclomotori 116 morti, 11,157 feriti – Rapporto feriti/morti 96:1
  • Autocarri, 136 morti, 7.009 feriti – Rapporto feriti/morti 56:1

Come si vede automobili e ciclomotori hanno un rapporto morti/feriti molto alto. A fronte un morto ci sono 98 feriti nel caso delle automobili.

Gli utenti più vulnerabili di tutti hanno il rapporto morti feriti molto più basso: per ogni pedone investito da un veicolo, uno muore e 37 restano feriti (nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un veicolo a motore: gli investimenti bici-pedone sono rari e con poche conseguenze, e i morti bici-pedone sono rarissimi, meno di uno all’anno).

Gli utenti più protetti di tutti, gli automobilisti, hanno il rapporto morti feriti più alto: per ogni morto ci sono 98 feriti. Stranamente anche i ciclomotoristi hanno un rapporto morti feriti piuttosto alto: 96 a 1. Mentre nel primo caso probabilmente è l’effetto delle numerose protezioni (carrozzeria, airbag, cinture, abs), nel secondo caso è probabilmente l’effetto di tipologia d’uso e velocità: i ciclomotori hanno il limite di velocità a 40 km/h e vengono usati prevalentemente in città. Infatti i motociclisti hanno un rapporto morti feriti sensibilmente più alto: un morto ogni 66 feriti. Relativamente basso il rapporto morti feriti dei veicoli commerciali: 1 ogni 56, analogo a quello dei ciclisti e dei motociclisti. Da notare che, secondo la Polizia di Stato, circa metà dei morti in bicicletta hanno più di 65 anni.

Va infine aggiunto che negli incidenti veicolo a motore-bici e veicolo a motore-pedone il veicolo assassino è in genere il veicolo a motore, sia per il differenziale di velocità, sia per distrazione o superficialità (“non l’ho visto”, “si è buttato sulle strisce”, “sono stato abbagliato dal sole”, ecc.), sia per la massa d’urto: a 20 km/h la massa d’urto di un suv è 25-30 volte maggiore di quella di un ciclista o di un podista che corre alla stessa velocità. A velocità superiori, ancora di più.

Da notare che in termini assoluti sembrerebbe molto più pericoloso passare la strada che andare in bicicletta: i pedoni passano gran parte del loro tempo sui marciapiedi e in aree protette dal traffico e vengono generalmente investiti quando passano la strada, mentre i ciclisti, in assenza di piste ciclabili, condividono la strada con le auto per lunghi tratti.

È evidente comunque che l’automobile è un veicolo molto più pericoloso di come viene presentato dalla pubblicità e dai media: occorrono numerosi dispositivi di protezione per salvare la vita circa un migliaio di automobilisti (se il rapporto fosse 50:1 su 145.135 feriti ci sarebbero circa 2.900 morti) e il numero assoluto di feriti è molto alto (e salirebbe ancora, senza cinture, airbag ecc), tant’è vero che in termini assoluti di prevenzione morti e feriti probabilmente l’obbligo del casco sarebbe più utile in automobile che col ciclomotore.

Particolarmente utile inoltre sarebbe ridurre la velocità ovunque: i veicoli con più morti e feriti, sia in termini assoluti sia in proporzione, sono quelli che vanno più veloci: automobili, motocicli e autocarri, che sono anche quelli che hanno le maggiori responsabilità nei confronti degli utenti deboli.

 

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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