Le aziende automobilistiche non capiscono niente di mobilità. Se ne capissero, probabilmente non farebbero automobili

bmw pista ciclabile coperta traffico

Sulla Stampa un interessante articolo sulle piste ciclabili del futuro come le immagina Bmw.

Sopraelevate, ricoperte, riscaldate. Sotto alle piste, il solito traffico automobilistico…

Peccato che l’avveniristico scenario abbia diversi problemi molto evidenti:

  1. Prima di tutto, il concetto di pista ciclabile sopraelevata risale al 1900, quando fu costruita la California Cycleway. È una soluzione interessante per piste veloci di transito rapido e per piste panoramiche. Difficilmente è una soluzione economica e pratica per una rete capillare di piste ciclabili in ambito urbano.

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    Costruita nel 1900, pista ciclabile sopraelevata. 

  2. Una pista canalizzata trasparente diventerebbe una trappola surriscaldata in qualsiasi giornata di sole, anche in inverno. Per tenerla climatizzata occorrerebbe un sistema di climatizzazione estremamente complesso, sofisticato, energivoro e soprattutto costoso.
  3. Il bello di andare in bici è pedalare nell’aria fresca (effetto che, a basse velocità, si verifica anche d’estate, a meno di non pedalare per ore sotto il sole a piombo).
  4. In città la comodità della bici è che ti puoi fermare ovunque per una qualsiasi commissione o incombenza. Se stai in un tubo canalizzato e climatizzato, entrare e uscire è un problema. Se devi fare un’uscita ogni 500 metri per andare dal panettiere a metà fra due uscite, hai perso la comodità della bici e anche la comodità del tubo riscaldato.
  5. Un’eventuale rete di piste ciclabili climatizzate dovrebbe essere estremamente capillare per essere contemporaneamente fruibile e comoda. Non è pensabile che tu parta da casa in bici vestito da inverno per fare un km all’aperto, poi entri nel tubo climatizzato a 15-20° e pedali altri 5 km morendo dal caldo vestito pesante. Né, viceversa che tu in inverno faccia un km all’aperto vestito leggero per poi entrare nel tubo e finalmente pedalare al caldo.
  6. È evidente che un sistema misto di tubi climatizzati e piste all’aperto non può funzionare, mentre un sistema capillare da punto a punto è impossibile da realizzare per i problemi tecnici ed economici che pone. Almeno per i prossimi cento anni.
  7. È curioso infine che lo scenario avveniristico preveda, insieme ai futuristici tubi, le solite code di automobili. Possibile gli ingegneri dell’automotive riescano a trovare soluzioni fantastiche per tutto eccetto il traffico?

In realtà si tratta di un’idea che non avrebbe dovuto neanche uscire dalla sala riunioni in cui è stata concepita, altro che presentata al mondo in un articolo pseudo-futuristico, perché è una vera sciocchezza.

È la conferma che le case automobilistiche non si intendono di mobilità ma principalmente di marketing. Se si intendessero di mobilità, non costruirebbero automobili, il veicolo più costoso e inefficiente per muoversi in città.

Intanto, a Copenhagen a quanto pare non vedono l’ora che arrivino i tubi riscaldati Bmw…

 

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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2 risposte a Le aziende automobilistiche non capiscono niente di mobilità. Se ne capissero, probabilmente non farebbero automobili

  1. melocipede ha detto:

    Bmw cala la maschera: vuole un mondo in cui le bici stiano fuori dalle scatole. Il mondo deve essere delle macchine. Poco importa se le prime sono chiuse in un tubo dove bollire e le seconde bloccate in coda. Per proteggerci, naturalmente. Perché “l’indice di mortalità delle due ruote è molto più elevato di quello delle quattro ruote”, come se lo fosse intrinsecamente, e non perché qualcuno promuove mobilità è stili di vita e di guida mortali, pensati sempre da dietro a un parabrezza.

    E come se la bici non servisse per spostarsi in libertà, quindi la si fa entrare nel tubo, ma per andare da dove a dove, e quando fermarsi, lo decide qualcun altro. Forse Bmw.

    Che continuino a occuparsi di auto in Bmw, finché gli dura, ma lascino i progetti di futuro e di città a qualcuno con una visione meno distopica, e con delle competenze che non siano obnubilate dai fumi di un tubo di scappamento. E dall’odore dei soldi fatti sulle spalle dell’ambiente, della vivibilità urbana, e sostanzialmente degli esseri umani

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  2. ijk_ijk ha detto:

    Io invece vedrei bene le auto nel tubo e le bici in strada.

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