La solita campagna pubblicitaria all’acqua di rose, del tipo: “vittime, fatevi da parte” [video] [aggiornamento]

Guarda il trailer, per renderti conto di quanto è noiosa, e inefficace, questa campagna:

La Fondazione Ania e la Federazione Ciclistica Italiana – in collaborazione con la Polizia di Stato e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – hanno presentato nella sala Giunta del Coni a Roma il progetto “Sicuri in bicicletta”. [da Milano Bicycle Coalition]

Si tratta di una campagna all’acqua di rose del tipo “fate i bravi e state attenti”, come quelle prodotte spesso dalle istituzioni italiane. Fate un confronto con questa: “La velocità rende ciechi”.

Come dice Milano Bicycle Coalition qui:

E qui, visto che ci sono Ania, Ministero, Polizia e Federciclismo, ti aspetti di trovare un po’ di dati, numeri e statistiche.

Tipo: dei 5.000 incidenti stradali che si sono verificati sulla strada Tal dei Tali nel corso del 2017, ben 850 sono stati causati da ciclisti che viaggiavano affiancati e non in fila indiana. Oppure: nel 2017 sono morti sulle strade italiane 500 ciclisti, di questi ben 350 si sarebbero salvati se avessero indossato il casco. O ancora: la maggior parte degli incidenti che vedono come vittime ciclisti o pedoni si verificano all’alba o dopo il tramonto o alle undici di sera e sono causati soprattutto dal fatto che la bicicletta non aveva la luce –  o il pedone era vestito tutto di nero.

Niente di tutto questo: nessuna statistica perché i vaghi consigli dati nei noiosi filmati non sono suffragati da nessuna statistica. Anzi al contrario: per esempio la regola della fila indiana esiste solo in Italia, spesso i paesi in cui il casco in bici è obbligatorio per tutti  (per esempio alcuni degli Stati Uniti) hanno più incidenti e più morti dei paesi dove il casco non è obbligatorio (per esempio l’Olanda), eccetera. Il casco, utilissimo per i ciclisti sportivi, è spesso poco utile e controproducente per i ciclisti urbani, come dimostra l’esperienza di Olanda e Danimarca, dove non è obbligatorio.

La campagna NON affronta il problema principale delle strade e degli incidenti stradali: il comportamento di chi guida i veicoli a motore, e la velocità degli stessi. In Europa le principali vittime degli incidenti stradali sono i pedoni.

Qui le principali indagini, statistiche e testimonianze sugli incidenti auto-bici.

Ancora da Milano Bicycle Coalition:

È una campagna senza capo né coda, veramente brutta nella sua rappresentazione visiva (video lunghissimi, girati male, montati peggio, pieni di stereotipi, luoghi comuni, inesattezze e banalità) e d’altra parte andiamo a leggere che cosa dice Umberto Guidoni, segretario generale della Fondazione Ania:

La bicicletta non deve essere vista soltanto dal punto di vista agonistico, ma rappresenta prima di tutto un mezzo per lo spostamento di milioni di persone, che si muovono su strada all’interno di un sistema di mobilità che, spesso, non li agevola [GIUSTO]. E la sicurezza di chi va in bici è il tema su cui bisogna concentrare l’attenzione, perché ora come ora non ce n’è abbastanza [GIUSTO]. Vogliamo fare qualcosa di concreto. Ed il modo migliore è educare, far capire l’importanza del rispetto nei confronti degli utenti della strada più deboli [GIUSTO]. La nostra è una vera e propria attività di formazione, attraverso dei video tutorial che spiegano i comportamenti corretti da tenere sulla strada. In attesa di nuovi e fondamentali interventi di sicurezza stradale e di modifiche specifiche al codice della strada che possono consentire a chi va in bicicletta di essere più protetto”.

Cioè: vuoi far capire come bisogna rispettare gli utenti della strada più deboli e la campagna la rivolgi a loro? Ti senti bene?

Qui anche le considerazioni di Bikeitalia sull’operazione.

L’unica cosa che si può dire di buono di questa campagna? È così noiosa che probabilmente la guarderanno in pochi.

 

AGGIORNAMENTO – La campagna è stata così pesantemente criticata da sette associazioni sulla mobilità sostenibile e per la riduzione degli incidenti stradali, che sono ricorsi a una diffida per farla ritirare: Sette associazioni diffidano il Ministero per la campagna sulla sicurezza dei ciclisti

Le associazioni che partecipano alla diffida sono l’Associazione Salvaiciclisti Roma, la Rete Vivinstrada, l’Associazione Salvaiciclisti Bologna, FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta onlus, l’Associazione Culturale Ciclonauti, la Fondazione Luigi Guccione Onlus, a cui si aggiunge la testata giornalistica Bikeitalia.it.

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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2 risposte a La solita campagna pubblicitaria all’acqua di rose, del tipo: “vittime, fatevi da parte” [video] [aggiornamento]

  1. massimo ha detto:

    Effettivamente è ridicolo fare campagna sulle vittime e non verso i “colpevoli”.
    Credo sia evidente a tutti la diffusione della distrazione, della mancanza di rispetto per gli altri e del CDS, e l’impazienza. Questo purtroppo vale per tutti, dal pedone al camionista (con la differenza che se ti investe un pedone il danno è minore).
    Vorrei che qualcuno mi spiegasse perché non si attua la più ovvia delle misure: controllo controllo controllo.
    Più controllo del territorio e del traffico.
    Non è difficile controllare la velocità e le precedenze ai pedoni sulle strisce, basta volerlo fare.
    E non ci vogliono costose attrezzature: se uno va troppo veloce basta fermarlo, controllare tutto e fargli perdere mezz’ora…. è una pena molto più temibile di una multa.

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  2. strefano ha detto:

    Oggettivamente i ciclisti anno inconscie aspirazioni suicide

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