Come mai in Italia andare in bici affiancati sembra un delitto mentre in Spagna, Uk, Irlanda e altri paesi europei è permesso e consigliato? [video]

Chissà perché gli automobilisti italiani considerano una specie di delitto andare in bicicletta affiancati mentre in realtà la cosa è non solo permessa dal codice della strada (anche se nel modo confuso della normativa italiana) ma anche normale e permessa in molti paesi europei fra cui Spagna, Irlanda e Gran Bretagna. Anzi: in quei paesi l’andatura a coppie è spesso anche consigliata, per motivi di sicurezza elencati più avanti. Qui sotto un filmato informativo inglese con Chris Boardman e Blaine Walsh.

Nel filmato si spiega chiaramente come sorpassare un gruppo di ciclisti, e ai ciclisti si consiglia di pedalare affiancati. Qui sotto un analogo filmato spagnolo. Anche qui si vede bene come sia normale in Spagna pedalare affiancati, per sicurezza, per tecnica ciclistica e per mantenere più compatto il gruppo.

Qui sotto segnaletica francese sulla Costa azzurra. Da notare il segnale che consiglia di lasciare 1,5 metri dai ciclisti in caso di sorpasso. Il segnale rappresenta un gruppo che chiaramente non è in fila indiana.

segnaletica francese distanza sorpasso biciclette ciclisti

Pedalare affiancati è meglio proprio per sicurezza.

Contrariamente alle credenze degli automobilisti italiani, andare appaiati in bicicletta è generalmente più sicuro di andare in fila totalmente sulla destra, per diversi motivi:

  1. Una coppia di ciclisti è più visibile, rispetto al ciclista solitario a destra. Tale fattore di sicurezza è riconosciuto anche dal codice della strada italiano, quando esplicitamente consente ad andare affiancati quando si accompagna un bambino in bicicletta minore di anni dieci.
  2. Il ciclista solitario sulla destra comporta per l’automobilista la tentazione di sorpassarlo semplicemente sfiorandolo, senza cambiare corsia. La manovra è molto pericolosa, sia nel caso di automobilista distratto, sia nel caso di alta velocità dell’auto: lo spostamento d’aria può far sbandare il ciclista, come testimoniato qui anche da un tecnico dell’Aci Automobile Club Italiano in questo articolo del Corriere della Sera:
    «Il rapporto tra morti e feriti è più alto sulle strade extraurbane. Chi è al volante dovrebbe riflettere sulla vulnerabilità di chi monta in sella. Un semplice spostamento d’aria durante un sorpasso può causare la caduta», avverte Pennisi. E poi ci sono frazioni di secondo in cui dall’abitacolo il ciclista sulla destra non è visibile. Ecco perché può succedere che il guidatore non si accorga dell’urto.
  3. Ci sono inoltre esigenze tecniche ciclistiche: chi pedala in testa fa più fatica perché deve fendere l’aria. Durante un’uscita di allenamento lunga magari 50 o 100 km, raramente un singolo ciclista può stare sempre in testa al gruppo. È necessario quindi che i ciclisti in testa si avvicendino, ed è quindi necessario che si sorpassino a vicenda, affiancandosi per forza di cose. Se la squadra pedala affiancata, basta che periodicamente l’ultimo ciclista a destra rallenti e passi a sinistra, per far cambiare di posto tutta la squadra. Se il gruppo è invece un raggruppamento casuale di ciclisti che si sono incontrati per la strada (singoli o gruppi più piccoli), la gestione del ricambio in testa può essere più complessa. Gli automobilisti che sopraggiungono devono quindi stare attenti che non siano in corso dei sorpassi fra componenti del gruppo, necessari per attivare questi ricambi. Il discorso vale anche per gruppi di cicloturisti, che hanno analoga esigenza di periodico ricambio alla testa del gruppo per consentire al capofila di riposare.
  4. Infne una lunga fila di ciclisti è più difficile e pericolosa da sorpassare rispetto a un gruppo compatto. Dieci ciclisti in fila occupano 50 metri. Il pericolo deriva soprattutto dal fatto che, in caso di sorpasso arrischiato, se sopravviene un veicolo imprevisto, l’automobilista potrebbe istintivamente rientrare a metà fila, urtando dei ciclisti. La maggiore facilità di sorpasso di un gruppo compatto viene chiaramente spiegato nel filmato irlandese più sotto.

La confusa norma italiana risale agli anni ’60, inserita probabilmente con il solo scopo di offrire una specie di surrettizio “diritto al sorpasso” per le automobili, che si stavano diffondendo a livello di massa ma, siccome le bici in circolazione erano milioni, trovavano spesso ciclisti sulla loro strada.

Nelle edizioni precedenti del Codice della strada la raccomandazione di stare a destra veniva fatta soprattutto alle automobili: prima del 1950 sulle strade italiane raramente veniva segnata la linea di mezzeria e gli automobilisti avevano la tendenza a guidare in mezzo alla strada. Non c’era traccia di analoga raccomandazione per i ciclisti, né la contraddittoria prescrizione di andare in fila indiana.

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La raccomandazione di tenere la destra era particolarmente sottolineata per le automobili, allo scopo di prevenire scontri frontali su strade strette e senza la mezzeria dipinta sul fondo stradale. Edizione del codice della strada dal Manuale del Turismo del Touring Club Italiano, 1934

Le responsabilità di cittadini, amministrazioni e anche delle associazioni di ciclisti amatoriali e sportivi.

Una parte del ritardo culturale italiano su questo problema di sicurezza stradale dipende dalla cultura fortemente “automobilistica” di cittadini e amministratori pubblici, che spesso non capiscono i problemi e le esigenze di ciclismo sportivo, cicloturismo e ciclismo urbano, guardando le cose dal parabrezza della propria auto.

Ma in parte il problema dipende anche dalle società sportive amatoriali e dalle Federazioni Ciclistiche italiane, che trascurano il tema della sicurezza, oppure lo affrontano in modo astratto, come per esempio in questa campagna “informativa” del Comune di Gallarate in cui il campione di ciclismo Ivan Basso dà una serie di consigli che responsabilizzano il ciclista ma non affrontano i numerosi errori e pericoli commessi normalmente dagli automobilisti italiani sulle strade, primo fra tutti correre un po’ troppo.

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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11 risposte a Come mai in Italia andare in bici affiancati sembra un delitto mentre in Spagna, Uk, Irlanda e altri paesi europei è permesso e consigliato? [video]

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  6. Domenico ha detto:

    Salve purtroppo é vero io si può dire che é una vita che giro in tutta Europa per lavoro con un autocarro per lavoro e ci giro in bicicletta bicicletta che ho sempre con me ed è tutta un’altra storia il rapporto ciclista e automobilisti.

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  7. Emilio ha detto:

    Perché è vietato dal codice della strada. Molto semplice.

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  8. Lindo Lovelace ha detto:

    Pensate che ci sono paesi in cui è vietato il sesso orale…

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  9. Cribio ha detto:

    In Spagna secondo me é vergognoso….le bici possono andare in superstrada… pericolosissimo.
    Per superarle devi obbligatoriamente andare sulla corsia opposta.questo causa INFINITE LUNGHISSIMI TRENINI DI AUTO A 15KMH CHE NON SI AZZARDANO MAI A SORPASSARE UNA BICI PER KILOMETRI.Specie sulle strade di montagna in cui ti trovi 20 minuti o piu dietro a una colonna dietro a un ciclista(o piu di uno appaiato) spesso con la faccia di bronzo che se ne frega, sta in mezzo alla corsia,e non agevola per niente. In nome di chi sa quale fanatismo.
    Sul permesso di andare appaiati sempre in Spagna….meglio nemmeno commentare.
    Qui i ciclisti si credono padroni della strada.
    Comunque fatti loro. Le loro imprudenze causeranno una multa all automobilista,ma loro ci rimettono la pelle.
    I ciclisti vogliono la strada. Benissimo. Allora stessi diritti e doveri degli altri veicoli.perche devono essere privilegiati?? Io quando vado in bici per rispetto, seguo gli stessi obblighi di quando vado in macchina. Mica solo diritti e niente doveri come molti (attraversare sulle strisce,andare sul marciapiede,saltare semafori,solo per fare alcuni esempi)

    Noi italiani sempre con la mania di criticare le nostre leggi e tutto ciò che fanno all estero é meglio. Quando dopo 2 anni in Spagna, vedo che se qualche cosa funziona meglio (pulizia) su molte altre sono indietro 30 anni. Come gli abusi della polizia e il loro sistema penale fascista.

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