6 modi con cui i giornali assolvono gli automobilisti e colpevolizzano pedoni e ciclisti [Streetblog, Rutgers University]

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I ricercatori della Rutger University di New Jersey hanno esaminato 200 articoli di cronaca giornalistica che riportavano notizie di incidenti stradali che coinvolgevano pedoni o ciclisti, individuando sei modi con cui, consciamente o inconsciamente, i giornalisti che scrivono i pezzi tendono ad assolvere gli automobilisti colpevolizzando le vittime:

  1. Assenza di responsabilità diretta del guidatore. L’auto ‘perde il controllo’ per motivi vari, raramente per la velocità di guida eccessiva.
  2. Particolare attenzione al comportamento delle vittime, che da oggetto passivo dell’investimento diventa spesso il soggetto della frase in una costruzione passiva che contribuisce a minimizzare la responsabilità dell’automobilista: ‘uno dei ciclisti è stato investito mentre l’auto svoltava a destra’ riduce la responsabilità dell’automobilista rispetto a ‘l’automobilista svoltando a sinistra ha investito uno dei ciclisti’.
  3. Suggerire ipotesi gratuite su come sarebbero andate le cose se la condizioni della vittima fossero state diverse, ad esempio sottolineando che il pedone era vestito di scuro e quindi se fosse stato vestito di chiaro le cose sarebbero andate diversamente.
  4. Trattare l’incidente come un fatto isolato invece che sistematico. Gli incidenti stradali vengono considerati ‘fatalità’ isolate anche nella stampa italiana. Peccato che anche in Italia accadano circa 500 di queste fatalità gravi (con morti o feriti) ogni giorno, senza contare le fatalità lievi con piccoli danni alle cose. Quasi tutti gli incidenti sono causati o aggravati dalla velocità eccessiva del veicolo.
  5. Non consultare esperti di sicurezza stradale, ingegneri del traffico: nessuno dei 200 articoli citava pareri opinioni informate di esperti di sicurezza stradale.
  6. Usare il termine ‘accident’ invece di ‘crash’. Il termine ‘accident’  (incidente) lascia intendere che l’evento è al di fuori del controllo umano, mentre il termine ‘crash’ (schianto) evidenzia di più l’accaduto reale.

Qui l’intero articolo: Six Ways the Media is Still Blaming the Victim. Qui il documento di sintesi della ricerca, in formato pdf: Editorial patterns in bicyclist and pedestrian crash reporting.

Qui un’analoga ricerca della Tennessee State University.

Si può aggiungere che ci sono diversi motivi per cui i giornalisti americani (ma anche quelli italiani) si comportano così:

  1. Negli anni 30 le industrie automobilistiche americane fecero pesanti pressioni di comunicazione e pr per modificare il modo con cui venivano trattati gli incidenti sulla stampa, rovesciando il punto di vista dell’epoca che vedeva l’auto come un pericoloso giocattolo per ricchi e introducendo il concetto che i pedoni non potevano più camminare liberamente per la strada;
  2. Da allora le case automobilistiche sono anche fra i principali investitori pubblicitari sia in tv sia sulla carta stampata e, oggi, anche sul digitale.
  3. Oggi moltissimi giornalisti quando scrivono il pezzo di cronaca tendono ad identificarsi con l’automobilista, trascurando il punto di vista del pedone e dimostrando grande ignoranza del punto di vista del ciclista. Lo stesso vale anche per molti poliziotti e vigili urbani quando scrivono il rapporto: spesso vanno tutto il giorno in auto, non vanno mai in bici, raramente vanno a piedi, è comprensibile che tendano a identificarsi col punto di vista dell’automobilista.

Qui altri approfondimenti sul rapporto stampa e motori.

Qui approfondimenti sul rapporto automobile e pubblicità.

Qui sulla leggenda dei pedoni che ‘si buttano’ sotto le auto per passare la strada.

 

 

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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