Al lavoro o a scuola in bicicletta: impossibile, fa freddo, fa caldo, piove, è pericoloso. Al lavoro in moto o scooter? Non c’è problema

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In Italia (a differenza di gran parte dell’Europa del nord) quando si parla di usare la bicicletta come normale veicolo per andare al lavoro, a scuola, fare le commissioni e muoversi per la città, sorgono immediatamente numerosissime obiezioni:

  • D’inverno fa freddo,
  • d’estate fa caldo,
  • talvolta piove,
  • occorre essere atleti in forma perfetta,
  • l’Italia non è l’Olanda,
  • è pericoloso (ma principalmente perché le auto ti vengono addosso)…

Se si vogliono fare le stesse cose in moto o scooter, invece, chissà perché non c’è nessun problema.

Ci sono diversi motivi, psicologici e di pressione pubblicitaria:

  1. Se ha il motore e fa rumore, un veicolo sembra più serio e importante;
  2. I motocicli sono in media più costosi delle biciclette, quindi anche per questo sembrano più pregiati e importanti: un ciclomotore costa da 1.500 euro in su, uno scooter da 3.000 euro in su, dieci o venti volte il costo di una bicicletta economica;
  3. La quotidiana pressione pubblicitaria dell’industria automobilistica e motociclistica, che ogni giorno ci fa vedere mondi meravigliosi con auto e moto che ‘ti danno la libertà’.

In realtà l’atteggiamento è profondamente irrazionale: motocicli e scooter condividono molti degli svantaggi della bicicletta, con alcuni svantaggi in più: l’obbligo di targa, assicurazione e patente, i costi di carburanti, tagliandi e revisioni, costi di  acquisto e gestione incomparabilmente più elevati, senza contare che viaggiare su un motociclo è molto più pericoloso per la maggiore velocità che si raggiunge.

Preferire lo scooter alla bicicletta per fare 3-5 km in città è, dal punto di vista finanziario, del tutto irrazionale. Eppure, se si parla di andare al lavoro o a scuola in bicicletta saltano fuori migliaia di obiezioni, sempre le stesse. Se si parla di andare al lavoro in scooter, nessun problema.

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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3 risposte a Al lavoro o a scuola in bicicletta: impossibile, fa freddo, fa caldo, piove, è pericoloso. Al lavoro in moto o scooter? Non c’è problema

  1. Luca ha detto:

    A mio parere in quest’articolo hai esagerato un pochino, Gianni. Ne comprendo le nobili finalità e anche gran parte delle conclusioni (costi di gestione in primis).
    In realtà le critiche che si fanno a chi si sposta sulle due ruote a motore sono anche più pesanti rispetto a quelle che si fanno ai ciclisti e non è vero che l’uso dei motocicli viene incentivato. Dov’è che vedi pubblicità di motociclette, riviste specializzate a parte?
    Quando la stampa ufficiale ne parla è solo per questioni di cronaca nera. Nessuno mai che si occupi della sicurezza dei motociclisti o che proponga qualcosa di buono per loro, solo nuove tasse ed eventuali obblighi.
    Non è neanche vero che sia più rischioso che andare in bici, infatti se analizzi bene le statistiche vedrai che il numero di morti in bici e in moto è praticamente lo stesso (per milione di abitanti), nonostante i motociclisti percorrano mediamente molti più km dei ciclisti.
    A parità di km percorsi si muore molto di più in bici che non in moto. Bisogna dire le cose come stanno e non cercare di elogiare qualcosa denigrando qualcos’altro.
    Quando una cosa non ci piace basta dirlo apertamente senza inventare strane scuse.
    A me non piacciono le automobili, per esempio, ma non per questo mi sento in diritto di denigrarle quando non fanno nulla di male solo per far sembrare i motociclisti (o qualunque altro utente della strada) migliori degli altri.
    Detto ciò, apprezzo molto questo blog e leggo con piacere i tuoi articoli 😉

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    • Gianni Lombardi ha detto:

      Mah. Io non ho mai sentito particolari obiezioni nei confronti degli scooter, e comunque molto meno delle obiezioni immediate che vengono fatte automaticamente nei confronti delle bici. Riguardo la pressione mediatica e pubblicitaria: è molto maggiore rispetto a quella di cui beneficiano le bici. 1. La Piaggio fa parte del gruppo Fiat e ha un peso lobbistico e mediatico maggiore di tutti i produttori di biciclette; 2.L’associazione di categoria di Confindustria promuove al 90% motocicli e al 10% biciclette; 3. Attualmente il governo sta incentivando gli scooter elettrici ma NON le bici elettriche; 4. Il motociclismo gode di riflesso della pressione automobilistica generale

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  2. Luca ha detto:

    Guarda, io sono d’accordo con te su quasi tutto, solo non mi piace che si accosti l’industria motociclistica con quella delle automobili, perché in realtà l’automobilista medio odia scooteristi e motociclisti almeno quanto odia i ciclisti, e questo posso dirtelo con certezza appartenendo io ad entrambe le categorie. Il fatto che l’industria automobilistica abbia di fatto assorbito quella motociclistica non è un bene, perché in realtà i due mondi avrebbero esigenze diverse (moto e bici sarebbero molto più simili di quanto non si voglia far credere).

    Pensa solo ai guard rail assassini (che uccidono anche qualche ciclista). Sono 30 anni che le misere associazioni motociclistiche cercano di far presente il problema, ma la lobby dell’automobile, di cui Confindustria fa parte, se ne frega perché non è un problema suo. Oppure pensiamo al pedaggio autostradale, che è lo stesso sia per uno scooter che per un’automobile di 3.000 cc.

    Leggi anche un solo articolo in cui si parla di un incidente che ha visto coinvolto un motociclista. Il titolo in genere suona così: “si schianta in moto e perde la vita”. Poi vai a leggere l’articolo e due volte su tre si capisce che un automobilista ha tagliato la strada al poveraccio di turno perché, poverino, aveva il sole negli occhi e nel dubbio è passato anziché aspettare un secondo in più. La tecnica è sempre la stessa che applicano anche ai ciclisti, ovvero la demonizzazione del mezzo e di chi lo utilizza.

    Voglio solo farti notare che non c’è una pressione mediatica ad utilizzare i mezzi a due ruote a motore a discapito di quelli a pedali. Semmai vogliono che compriamo tutti quanti le auto, e poi magari anche una moto ed eventualmente una bici, ma di certo non c’è un conflitto di interessi diretto fra le due ruote. I problemi che incontrano i ciclisti sulle nostre strade sono in gran parte gli stessi che incontrano i motociclisti, con l’aggiunta di tutte le tasse che tu stesso hai riportato nell’articolo, e a nessuno importa davvero di risolverli.

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