15 curiosità e strane storie dell’automobile che in gran parte neanche i giornalisti di Quattroruote sanno

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Molti esperti di automobili sanno tutto di prezzi, cilindrate e prestazioni ma non sanno nulla di come questo oggetto è diventato così dominante, anche in modo molto dannoso, nella vita moderna. In pratica, non sanno nulla della storia e della genesi dell’automobile:

  1. La prima automobile era un triciclo, costruita con pezzi di bicicletta e fortemente debitrice della tecnologia della bicicletta. L’automobile costruita da Karl Benz nel 1898 era così un triciclo che la stampa dell’epoca la chiamò ‘Velociped’.
  2. Le strade moderne sono state costruite per le biciclette. Furono le potenti e diffusissime associazioni dei ciclisti, spalleggiate dai costruttori di biciclette, nel periodo dal 1860 al 1920 a premere per la costruzione di strade moderne e ben segnalate, spingendo perché le strade sterrate venissero, per quanto possibile, pavimentate con varie soluzioni tecniche: pietra, massicciata, bitume, asfalto, cemento.  La bicicletta infatti era diffusa a milioni e fu il primo veicolo privato a disposizione prima dei ricchi e poi delle masse.
  3. Furono le piste ciclabili ad anticipare le autostrade. Le città degli Stati Uniti nel 1890 erano traversate e spesso collegate da numerose piste ciclabili, perché la bicicletta era un vero veicolo di massa, sia per andare a lavorare, sia per turismo e svago, e tale restò fino agli anni 30 negli Usa, e fino agli anni 60 in Europa.
  4. I pneumatici con la camera d’aria furono sviluppati per le biciclette, prima dell’invenzione e della diffusione dell’automobile, partendo, come segnalato nei commenti, dall’invenzione di John Boyd Dunlop che perfezionò dei pneumatici per il triciclo del figlio. Successivamente furono adattate all’automobile dall’azienda francese Michelin (che ovviamente aveva iniziato l’attività costruendo pneumatici e camere d’aria per biciclette).
  5. Moltissime aziende automobilistiche hanno iniziato le loro produzioni commerciali costruendo biciclette: Opel, Peugeot, Cadillac, Morris e molti altri.
  6. Il “Rover” di Land Rover era il nome di un modello di bicicletta, uno dei primi modelli cosiddetti ‘di sciurezza’, con le ruote di dimensioni uguali e la trasmissione a catena.
  7. Negli anni 20-30 e negli anni 50-60 del secolo scorso negli Stati Uniti e in molti paesi d’Europa furono attivamente smantellate reti tramviarie e ferroviarie per favorire le aziende automobilistiche, sia per favorire direttamente la produzione di autobus e pullman in sostituzione di tram e ferrovie locali, sia indirettamente per favorire l’acquisto e l’uso dell’automobile. Le conseguenze negative di queste scelte politiche le paghiamo ancora oggi.
  8. Due entusiasti sostenitori dell’automobile e dell’industria automobilistica furono Benito Mussolini in Italia e Adolf Hitler in Germania.
  9. Il Maggiolino Volkswagen fu un progetto personale di Adolf Hitler. Incaricò Ferdinand Porsche di realizzare un’auto economicamente alla portata degli operai del tempo. Da qui anche il nome, altrimenti inspiegabile: Volkswagen, l’auto del popolo.
  10. Le auto elettriche erano abbastanza diffuse fra il 1890 e il 1920: avevano una quota di mercato stimabile intorno al 25% e venivano proposte come ‘le auto adatte per le donne’ perché erano facili da avviare, poco sporchevoli e molto silenziose. Furono messe fuori mercato dall’arrivo della Ford T, il modello di auto ultraeconomica sviuppato da Henry Ford (il quale lavorò anche a un modello elettrico, ma non riuscì a risolvere i problemi di costo) che costava circa un terzo di un’auto elettrica.
  11. I pedoni per strada furono messi ‘fuori legge’ da pressioni dell’industria dell’auto, confinando la loro presenza sulle strade ai passaggi pedonali. In precedenza sulle strade pedoni, cavalli, biciclette e le primissime lente automobili convivevano abbastanza pacificamente. Poi gli automobilisti, pressati dall’industria dell’auto che cominciò a promuoverla come sport eccitante, cominciarono a voler correre sempre più liberamente e i pedoni intralciavano. L’industria dell’auto fece vere e proprie campagne di pubbliche relazioni e pressione mediatica per qualificare i pedoni che camminano in mezzo alla strada come degli sventati pericolosi che dovevano andare ai margini delle strade per lasciarle libere per le automobili.
  12. Per parcheggiare un’auto occorrono 25 metri quadrati. Gli automobilisti strabuzzano gli occhi e non ci credono, ma occorrono circa 12,5 mq per il posto auto e altrettanti per gli spazi di manovra, altrimenti l’auto deve entrare con la gru. Il bello è che con molti automobilisti ci vogliono due ore di spiegazioni e conti per farglielo capire, tanto ignorano il tema.
  13. Per parcheggiare 400 automobili occorre un ettaro di spazio urbano (in realtà un po’ di più). Questo è il motivo per cui nei centri urbani è sempre così difficile parcheggiare (al punto che molti si sono accorti che nei centri urbani le auto è meglio non farle neppure entrare).
  14. In una città per fare circolare un’auto occorrono almeno 3 posti auto: indicativamente uno sottocasa, uno presso il posto di lavoro, e un terzo in giro per buona misura. Le città con meno di 3 posti auto per automobile soffrono di congestione cronica, a meno che non scoraggino attivamente l’uso dell’automobile. D’altra parte, come dimostra l’esperienza americana (nel territorio statunitense ci sono circa 8 posti auto per veicolo), per quanti parcheggi e strade si costruiscano, ci saranno sempre aree di congestione con problemi di traffico e parcheggio. Insomma: il problema del parcheggio è insolubile: in qualsiasi città bisogna girare da 5 a 30 minuti per trovare posto in centro. Il problema è aggravato dal fatto che i posti auto sono difficilmente ottimizzabili: quando se ne libera uno non è detto che venga subito occupato da un’altra automobile.
  15. Nel traffico, dentro l’abitacolo dell’auto si respira aria più inquinata rispetto a quella esterna. Anche con i filtri anti-polvere, la cui capacità di trattenimento è limitata, i gas e le polveri sottili tendono comunque ad accumularsi all’interno degli ambienti chiusi. Per respirare aria migliore conviene andare in bicicletta oppure, se si è costretti ad andare in auto, tenere un finestrino aperto…

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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2 risposte a 15 curiosità e strane storie dell’automobile che in gran parte neanche i giornalisti di Quattroruote sanno

  1. Marco Borgogelli Ottaviani ha detto:

    Una precisazione: l’invenzione del pneumatico (1888) si deve al veterinario scozzese John Boyd Dunlop che doveva risolvere il problema del superamento, con la carrozzina del figlio, di piccoli gradini dentro casa. Risolse avvolgendo le ruote di legno con del budello animale gonfiato.
    Il francese Michelin inventò la vulcanizzazione.

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