Superciuk ruba ai poveri per dare ai ricchi. Rolling Stone difende gli automobilisti dai ciclisti suicidi – con ‘ironia’ per modo di dire

Superciuk ruba ai poveri per dare ai ricchi. Rolling Stone difende gli automobilisti dai ciclisti kamikaze.

A metà luglio Rolling Stone è uscito con un articolo che riporta questo titolo e sottotitolo:

Cadono come mosche e non sanno stare in fila. Chi sono?
Siamo il primo paese europeo per numero di auto, le nostre strade sono dominate da camion, tir, suv e furgoni, e ogni anno gli incidenti uccidono 250 ciclisti. Eppure imperano, si ostinano come dominati da un istinto suicida.

Basta esaminare titolo e sommario (il sottotitolo in linguaggio giornalistico) per capire che sono stati scritti e approvati da giornalisti temporaneamente distratti.

Siamo il primo paese per numero di auto, eppure i ciclisti imperano? Come si fa a scrivere una scemenza del genere e metterla addirittura nel sottotitolo? Sarebbe come dire che sotto il fascismo i partigiani imperavano. Oppure ‘siamo il primo paese per numero di telefonini eppure i servizi postali imperano‘. Una chiara stupidaggine sia storica sia logica.

È una sintesi da deficienti, va detto chiaramente. Infatti, si saprà poi, voleva essere un’argomentazione ironica… Peccato che molti automobilisti hanno preso alla lettera il discorso, condividendo l’articolo con grasse risate.

Il fatto che l’Italia sia il primo paese europeo per numero di auto, fra l’altro, è l’evidenza della situazione patologica dei nostri trasporti: primato delle auto, mezzi pubblici trascurati e biciclette marginalizzate contribuiscono al ritardo economico e culturale del nostro paese. Se in altri paesi europei hanno meno auto e più benessere, forse l’automobile non è quel motore economico e di libertà che afferma la pubblicità. (Pubblicità che evidentemente qualche collaboratore e redattore di Rolling Stone si beve ingenuamente.)

Invece l’osservazione ‘non sanno stare in fila’, anche questa molto apprezzata da molti automobilisti, è frutto di pura disinformazione e ignoranza tanto delle dinamiche del ciclismo sportivo e amatoriale, del traffico ciclistico, della confusione ciclistica del codice della strada italiano e della legislazione europea:

  • Una fila di 50 ciclisti è lunga da 150 a 300 metri. Solo un deficiente può pensare che sia più sicura o facile da superare di un gruppo compatto di ciclisti.
  • I ciclisti non possono pedalare in fila per ore. Chi sta in testa alla fila si stanca molto di più di chi sta in coda ed è necessario un avvicendamento ogni dieci-venti minuti circa, a meno che non sia una gara. Questo significa che comunque anche rispettando alla lettera il confuso articolo 182 del codice della strada, per lunghi periodi alcuni ciclisti devono pedalare a fianco della fila, per sorpassare o farsi sorpassare dai compagni.
  • I grupponi spesso sono formati da gruppi più piccoli che si incontrano per caso per la strada. Siccome le destinazioni per i cicloamatori sono spesso sempre quelle (passi collinari, strade di montagna, strade di campagna relativamente poco trafficate) spesso un gruppo di 10 raggiunge un altro gruppo di 10 e, pedalando a velocità simile, formano un gruppo di 20 che resta unito per qualche chilometro. Si tratta di un fenomeno del tutto simile al traffico automobilistico: tante auto si incontrano su una particolare strada è si forma una coda, più o meno lenta.
  • Non è vietato pedalare affiancati, nonostante l’articolo 182 sia scritto in modo confuso. Nel resto d’Europa è spesso consentito senza particolari limiti.
  • Pedalare affiancati è più sicuro, per due motivi: 1. due ciclisti affiancati sono più visibili di un ciclista solitario tutto a destra (spesso può essere nascosto dal piantone del parabrezza, oppure può sfuggire del tutto alla vista dell’automobilista a causa del nistagmo dell’occhio, movimenti involontari dell’occhio per l’aggiustamento visivo durante i movimenti della testa). 2. I ciclisti affiancati costringono l’automobilista a un sorpasso più attento, cambiando corsia. Quando incontra una fila di ciclisti invece l’automobilista è spesso tentato di sorpassarli semplicemente passando loro accanto, senza neanche spostarsi a sinistra per lasciare adeguato spazio di sicurezza.

Da aggiungere infine che la logica di tutto l’articolo è basata sull’assunto generalizzato e inaccettabile ‘la vittima è colpevole del suo incidente’. Oltre metà dei ciclisti uccisi hanno più di 65 anni. Si tratta spesso sia di anziani che si tengono in forma praticando ciclismo amatoriale sia, più spesso, di anziani che, per questioni economiche o di praticità, usano la bici per i loro spostamenti urbani. Trattarli da kamikaze senza cervello è un ulteriore esempio di disinformazione ciclistica da parte di autore e redattore.

Attendiamo quindi da Rolling Stone un altro articolo così titolato:

Cadono come mosche e non sanno attraversare la strada. Chi sono?
Siamo il primo paese europeo per numero di auto, le nostre strade sono dominate da camion, tir, suv e furgoni, e ogni anno gli incidenti uccidono 600 pedoni. Eppure imperano, si ostinano come dominati da un istinto suicida. (cit)

E magari qualche articolo del genere sul tema della violenza domestica e sulle vittime di mafia.

Qui la lettera aperta di Bikeitalia a Rolling Stone.

Qui il parere di Davide Cassani, Commissario Tecnico della Nazionale di Ciclismo: Cassani furioso con la rivista Rolling Stone: “Non avete rispetto per i nostri morti sulle strade”

Qui la prima risposta di Rolling Stone, peraltro sollecitata telefonicamente da Bikeitalia: Sarebbe solo ironia…. Sì, può darsi. L’articolo è così demenziale e segue una logica così rovesciata che potrebbe anche essere un tentativo di satira sociale con la tecnica dell’argomentazione per assurdo: una piccola presa in giro degli automobilisti che inquinano e dei ciclisti che muoiono. Peccato che normalmente la satira si esercita contro il potere, contro chi è più potente. Non contro chi è più debole e viene ucciso o investito da suv di due tonnellate e mezzo guidati di fretta. Quando si esercita contro deboli e minoranze non è più satira. È dileggio fascistoide, come dice qui Sandro Calmanti. Senza contare che molti automobilisti hanno preso l’articolo alla lettera e lo hanno condiviso con grasse risate.

Successivamente è uscito questo articolo del direttore di Rolling Stone che appunto difende il pezzo come ‘ironico’ e guarda caso fa del vittimismo per alcuni commenti intemperanti [nota: quest’ultima è un’osservazione ‘ironica’].

Qui altri esempi di ottusa irrazionalità di quelli che odiano i ciclisti.

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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Una risposta a Superciuk ruba ai poveri per dare ai ricchi. Rolling Stone difende gli automobilisti dai ciclisti suicidi – con ‘ironia’ per modo di dire

  1. Sergio Azzini ha detto:

    Rolling Stone mi risulta essere una rivista di musica, se si inventano questa razza di articoli da quattro soldi è evidente che sono alla disperata ricerca di un po’ di celebrità. Al di là di questa considerazione, l’articolo è di una oscenità sconcertante.

    "Mi piace"

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