Incidenti stradali in Italia: 472 *al giorno* con 9 morti e oltre 600 feriti gravi. [Istat] Molto peggio di criminalità, incidenti sul lavoro, femminicidio e terrorismo messi insieme

L’automobile resta la principale fonte di morte violenta in Italia, come nel resto del mondo. Secondo i dati Istat, nel 2018 ci sono stati 172.334 incidenti gravi, con 3.325 morti e 242.721 feriti. I morti conteggiati per incidente stradale sono quelli che muoiono entro 30 giorni dall’evento, per cui i morti effettivi sono probabilmente di più.

Per fare un confronto con altri casi di morte violenta:

  • Incidenti stradali: 3.325
  • Incidenti sul lavoro: 1.133, alcuni dei quali in itinere, ovvero in auto o altri mezzi andando o tornando dal lavoro (dati Inail)
  • Criminalità e violenza privata: 319, compresi femminicidi (periodo di 12 mesi da luglio 2017 ad agosto 2018)
  • Femminicidio: 94 donne uccise, di cui 32 per femminicidio vero e proprio (dati della polizia)
  • Terrorismo: zero (in Italia non ci sono stati episodi di terrorismo di rilievo nel 2018)

Principali cause secondo l’Istat:

  • Distrazione alla guida
  • Mancato rispetto della precedenza
  • Velocità troppo elevata (40,8% dei casi)

Va aggiunto che, qualunque sia la causa primaria, la velocità è quasi sempre una concausa importante in tutti gli incidenti: se i veicoli fossero andati più lenti l’incidente sarebbe stato comunque meno grave o forse non ci sarebbe stato del tutto. Lo dimostra, fra gli altri, il fatto che nelle aree urbane le zone 30 e le zone 20 generalmente fanno diminuire tutti gli incidenti per numero, per gravità e per morti e feriti coinvolti.

Ma questa è una verità che piace poco tanto all’industria dell’auto quanto alla maggioranza degli automobilisti, compresi polizia e giornalisti, due categorie spesso oggetto di operazioni di pubbliche relazioni da parte dell’industria dell’automobile (molte case offrono sconti ai giornalisti, mentre le case automobilistiche spesso offrono modelli speciali alle forze dell’ordine, molto usate anche per propaganda).

Per l’industria dell’auto invece i concetti di guida sportiva, prestazioni, velocità ed ‘emozioni alla guida’ restano importanti leve di marketing e comunicazione, lasciando in secondo piano sicurezza di pedoni e ciclisti (che rappresentano il 24,9% delle vittime su base nazionale, e la maggioranza delle vittime nelle aree urbane) e prevenzione degli incidenti.

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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Una risposta a Incidenti stradali in Italia: 472 *al giorno* con 9 morti e oltre 600 feriti gravi. [Istat] Molto peggio di criminalità, incidenti sul lavoro, femminicidio e terrorismo messi insieme

  1. Veeg 90RPM ha detto:

    C’è una questione che crea un paradosso:
    gli incidenti stradali hanno un costo sociale quantificato, secondo infografica, nell’1% del PIL.
    Abbassare il numero d’incidenti porta quindi ad una contrazione dei costi sociali.
    Il paradosso sta nel fatto che la minore spesa medica genera una contrazione del PIL: infatti l’industria sanitaria ha bisogno di persone malate e, più persone vengono medicalizzate, più il PIL cresce.

    Nel paradosso si cela anche la verità: quanto è davvero desiderabile, per la politica e gli industriali, che gli incidenti e i conseguenti costi sociali vengano ridotti con conseguente contrazione economica?
    La risposta è semplice: non lo è.

    Partendo da questi presupposti possiamo vedere con un’altra ottica la questione e renderci conto del perché non vengono fatti reali sforzi per ridurre gli incidenti stradali e, sia chiaro, questa situazione non è recente, ma è storia di decenni.
    Se il PIL venisse calcolato con parametri di benessere sociale e non puramente economici-produttivi, ecco che per accrescerlo servirebbero azioni radicali, tra cui, sicuramente, la lotta agli incidenti stradali.
    Purtroppo sappiamo come vanno queste cose.

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