A cosa servono i sensi unici? Principalmente a far parcheggiare le auto

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Esempio di senso unico realizzato per favorire gli automobilisti: serve principalmente come parcheggio. Il transito di veicoli in questa via è principalmente di auto che cercano un posto. I ciclisti che vogliono andare in direzione opposta al senso unico sono costretti a pedalare contromano, a usare il marciapiede oppure ad allungare inutilmente il giro, unicamente per favorire la bulimia di spazio urbano delle automobili. Lo spazio per un doppio senso ci sarebbe, oppure lo spazio per una pista ciclabile ci sarebbe… ma tutto è sacrificato all’insaziabile fame di parcheggi.

Nelle città e nei centri storici la maggior parte dei sensi unici assolvono principalmente a una funzione: consentire il parcheggio su almeno uno o entrambi i lati della strada.

E per assolvere a questa funzione di deposito, spesso gratuito, per le automobili (le auto stanno parcheggiate oltre il 95% del tempo), impongono disagi e perdite di tempo a ciclisti, disabili e pedoni:

  • I ciclisti sono spesso obbligati a scegliere fra pedalare contromano, pedalare sui marciapiedi o fare inutili giri viziosi per andare da A a B, perché la via più diretta è a senso unico, magari non sempre nello stesso senso.
  • I pedoni sono spesso marginalizzati su marciapiedi strettissimi, perché lo spazio è stato mangiato dai parcheggi a lato strada.
  • I disabili si muovono con difficoltà fra barriere architettoniche e marciapiedi stretti e trascurati.

I sensi unici sono fatti per la comodità e l’utilità degli automobilisti per consentire loro di invadere ulteriormente gli spazi pubblici, in genere per parcheggiare, l’attività principale di tutte le auto (un’auto privata mediamente sta immobile, parcheggiata, per il 95% del tempo).

In ambito urbano, per chi si sposta in bici questa è spesso una limitazione notevole, ovvero un metodo attivo per scoraggiarne l’uso: mentre in auto fare cinquecento metri in più per circumnavigare un isolato non è un grosso problema (anzi: la creazione di sensi unici viene considerata un efficace metodo per “fluidificare” il traffico, facendo girare in tondo le auto invece di tenerle ferme in coda), per chi pedala il giro vizioso dei sensi unici può ridurre notevolmente la convenienza della bicicletta, aumentando notevolmente tempo e durata degli spostamenti, aumentandone anche il pericolo a causa di un maggior numero di attraversamenti di incroci, svolte a destra e svolte a sinistra.

Infatti gli spostamenti automobilistici sono spesso molto più lunghi della distanza più diretta da A a B proprio per le gimcane e chicane generate da sensi unici, rotatorie, tangenziali, svincoli e giri intorno ai centri abitati, alle aree pedonali, ai quartieri residenziali e alle zone a traffico limitato.

Costringere le biciclette a fare gli stessi identici percorsi di un’automobile significa penalizzare i ciclisti far perdere loro uno dei vantaggi del mezzo: poter passare nelle aree pedonali (è consentito esplicitamente dal codice della strada), nelle ztl e, — in Italia spesso di straforo perché in poche città è consentito — fare qualche senso unico in senso contrario.

A questo punto inizia lo scandalo degli automobilisti-moralisti italiani che si stracciano le vesti: ah, no, le biciclette nei sensi unici sono pericolosissime, i ciclisti sono indisciplinatissimi, e così via. Non è vero. In molte città europee e in qualche città italiana i sensi unici eccetto bici sono diffusi e sperimentati da anni, con vantaggi per la circolazione e senza alcun incremento di incidenti.

Si può fare senza pericolo un senso unico ‘eccetto mezzi della nettezza urbana’, non si capisce quali ostacoli ci siano per fare più sensi unici eccetto bici.

Occorre invece fare un ragionamento razionale, prendendo atto di tre fatti:

  1. I sensi unici sono stati creati per gli automobilisti;
  2. Nei sensi unici per le bici spesso è più pericoloso andare nel senso consentito perché il ciclista non vede l’auto in arrivo in situazioni in cui l’automobilista è spesso tentato di compiere sorpassi pericolosi;
  3. In molti paesi europei (per esempio Francia, Spagna, Svizzera, Olanda, Danimarca, Germania, Belgio) i sensi unici eccetto bici sono molto diffusi, con grande soddisfazione dei ciclisti, senza particolari disagi per gli automobilisti, e senza una particolare incidentalità.
Qui la segnaletica stradale relativa al controsenso ciclabile in diversi paesi europei. Immagine di Valerio Parigi.

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Ex segretario ADCI, IAB. Istruttore di Yoga. Copywriter. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/benzinazero
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3 risposte a A cosa servono i sensi unici? Principalmente a far parcheggiare le auto

  1. HB ha detto:

    Non sono troppo d’accordo sui sensi unici per le bici, li ho usati a Vienna con piacere ma è inutile continuare a paragonare altri paesi, ciò che manca qui sono carreggiate larghe e gente con la testa sul collo.

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  2. marcopie ha detto:

    E i parcheggi servono a far vendere più automobili. Il cerchio è chiuso.

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  3. Roberto Donzelli ha detto:

    Ma soprattutto, i sensi unici uccidono il trasporto pubblico.
    I sensi unici, sdop­piando i percorsi, complicano il servizio di trasporto allungan­done generalmente il percorso in una direzione rispetto all’altra, richiedendo così un differente numero di vetture nelle due dire­zioni; mentre sotto il profilo del­l’utenza, siccome dei due trac­ciati uno solo è quello ottimale, deriva che in ogni caso il servi­zio è pessimo, perché se in una direzione si copre, con l’area di influenza, una fascia di territorio, non la si copre nell’altra dire­zione; quindi ogni zona se è servita in un senso non è servita nell’altro. Inoltre l’utenza, che si aspetta il servizio sempre sulla stessa strada, è disorientata nella ricerca della fermata. È assurdo che una linea di tra­sporto pub­blico segua itinerari diversi all’andata ed al ri­torno: in tale situazione la linea in realtà non serve nessuno dei due percorsi, poi­ché la possibi­lità di uso è limitata ad un solo senso di marcia, mentre nell’altro la fermata si trova lontanissimo e distante parecchie centinaia di metri, con lunghi tratti da percor­rere a piedi.

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