Federciclismo sulla sicurezza stradale fa qualcosina in dosi omeopatiche. Ovvero quasi niente. E lo scrive anche con sussiego.

Il caso dell’incidente a Letizia Paternoster analizzato da Giovanni Battistuzzi sul Foglio.

In novembre ci sono stati alcuni incidenti stradali che hanno ferito diversi ciclisti professionisti. Bikeitalia ha lanciato un atto d’accusa sul tema della sicurezza stradale a Federciclismo che ha risposto con un comunicato stampa in burocratese-pubblicitese, elencando le numerose attività per la sicurezza dei ciclisti svolte dalla Federazione negli ultimi dieci anni.

A parte quelle relative alla sicurezza in gara, che sono fra gli scopi fondanti della Federazione, le altre attività di sicurezza stradale elencate sono semplicemente vaghe operazioni di sensibilizzazione rivolte a poche decine di migliaia di studenti e scolari.

Il fatto che in Italia ci siano 37 milioni di veicoli a motore privati (senza contare i motocicli e i suv immatricolati come camion ‘per la ditta’) e che la maggior parte degli incidenti stradali più gravi siano appunto causati dai veicoli a motore sembra non sia noto a Federciclismo.

Anche il fatto che l’Italia abbia il record europeo di veicoli a motore in proporzione alla popolazione dopo il Lussenburgo (62 auto ogni 100 abitanti, a cui vanno aggiunti numerosi furgoni e camion, e il secondo record europeo di motocicli dopo la Grecia) sembra sconosciuto a Federciclismo.

Un passaggio chiave del presunto impegno della Federciclismo è in questo paragrafo del comunicato stampa:

Ma [Federciclismo] è anche convinta che si tratti prima di tutto di una battaglia culturale. Per questo, da oltre 10 anni vengono realizzate progettualità che coinvolgono il mondo della scuola.

Peccato che fra le vaghe ‘progettualità’ elencate ci siano principalmente addestrare i giovani ciclisti, regalare le lucine invece delle medaglie ricordo ed educare ‘decine di migliaia’ (sono parole del comunicato) di scolari in dieci anni (in un altro punto del comunicato si parla di 150.000 scolari… un po’ meno della popolazione di Reggio Emilia).

Meglio di niente. Educare decine di migliaia di scolari in un paese di 60 milioni di abitanti è sempre meglio di niente.

Ma forse sarebbe opportuno studiare le statistiche, e studiare le esperienze che vengono fatte all’estero, a cominciare dai metodi adottati per stimolare l’uso della bicicletta in paesi come Danimarca e Olanda, ma anche in grandi città europee come Parigi, Londra, Barcellona, Berlino.

Insomma, vista la visibilità mediatica che ha il ciclismo nella stagione delle grandi corse, dalla Milano-Sanremo al Giro d’Italia e al Giro di Francia, forse Federciclismo potrebbe impegnarsi un po’ di più per la sicurezza dei ciclisti che ogni giorno pedalano in strada – quelli che si allenano e quelli che vanno al lavoro – e impegnarsi anche per far modificare e aggiornare un Codice della strada obsoleto e pieno di pastrocchi sul tema dei ‘velocipedi’.

Un Codice della strada che mette ogni giorno in pericolo anche ciclisti sportivi dilettanti e professionisti.

Qui il comunicato stampa di Federciclismo: Diritto di replica – Sicurezza stradale, la precisazione di Federciclismo [Bikeitalia]

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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