I grandi pasticci del Codice della Strada: è vietato parcheggiare le bici sul marciapiede, ma è vietato anche lasciarle in strada, o parcheggiarle senza legarle [Fiab, Giurisprudenza, Polizia Locale]

Invece di privilegiare l’uso della bicicletta rispetto all’automobile e invece di tutelare concretamente e coerentemente gli utenti deboli, il codice della strada italiano risulta spesso antiquato, confuso e obsoleto.

Per esempio c’è il paradosso del parcheggio della bici: è vietato parcheggiarla sui marciapiedi ma è anche vietato lasciarla in strada, questo anche quando mancano adeguati parcheggi per biciclette, e non si sa come debba comportarsi il povero ciclista.

Il problema è ben descritto in questo articolo di Fiab Verona: Ricorsi bici: i ciclisti convincono due giudici su tre.

Dal sito Fiab Verona

Il problema è questo: secondo il codice della strada nessun veicolo può parcheggiare sui marciapiedi (‘Ah ah ah’, diranno disabili, le mamme con passeggino e gli anziani che vengono quotidianamente ostacolati da auto e moto parcheggiate con due o quattro ruote sui marciapiedi di tutta Italia…) però d’altra parte sempre secondo il codice è vietato abbandonare un veicolo in modo che possa essere facilmente rubato o utilizzato per atti vandalici. Traduzione: esattamente come non si può abbandonare l’auto con le portiere aperte e le chiavi nel quadro, non si può lasciare una bici in strada senza legarla adeguatamente a un supporto fisso (che in mancanza d’altro di solito è un palo o una cancellata).

 ‘… il giudice annota che il ciclista che osservi pedissequamente tale norma verrebbe indotto a infrangerne un’altra appartenente sempre al codice della strada, quella che obbliga “il conducente del veicolo ad adottare le opportune cautele atte ad evitare incidenti e impedire l’uso del veicolo senza il suo consenso”.

Come l’automobilista può essere ritenuto responsabile del furto del proprio mezzo se lo abbandona con le chiavi nel quadro, allo stesso modo il ciclista deve assicurarsi di non lasciare la bici in balia degli eventi. “Si pensi – esemplifica il giudice nella sentenza – ad un atto di vandalismo perpetrato da un teppista che utilizzi come strumento di offesa la bici, agevolmente asportabile perché non incatenata ad un ostacolo fisso”.’ [Dalla sentenza del Giudice Giuliano Crivellaro, Da Fiab Verona]

A rendere più confuse le cose, la questione può dipendere anche dai regolamenti comunali. Per esempio in alcuni comuni italiani, in deroga al codice, è espressamente consentito parcheggiare le bici sui marciapiedi purché non creino intralcio ai pedoni. E come si vede dal caso veronese, la questione può dipendere anche dall’interpretazione più o meno restrittiva della Polizia Locale. Mentre in molti comuni i vigili chiudono un occhio con le bici, in altri comuni si lanciano in crociate anti bicicletta come se dai ciclisti dipendessero i problemi di sicurezza sulle strade.

È evidente ancora una volta che il legislatore italiano non è aggiornato in fatto di mobilità, non ha ben chiare le priorità della mobilità moderna (riduzione del pericolo e dell’inquinamento), e spesso non lo sono neanche Comuni e Polizie Locali, comportandosi in modo contraddittorio e controproducente.

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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