La leggenda dei pedoni che finiscono sotto le auto perché passano la strada distratti

Passaggio pedonale ingombrato da due taxi.

In Italia ogni anno vengono uccisi sulle strade circa 600 pedoni. Circa metà di questi vengono uccisi sulle strisce bianche.

Quando si parla del problema arrivano subito due figure emblematiche: il cerchiobottista del codice della strada e il colpevolizzatore delle vittime.

Il cerchiobottista: ‘non importa se sei pedone, ciclista o automobilista, tutti devono rispettare il codice della strada’.

Il colpevolizzatore delle vittime: ‘molto spesso i pedoni passano la strada senza guardare’.

Balle.

Balle di persone poco informate, incapaci di logica o, peggio, talvolta in perfetta mala fede con il non tanto segreto scopo di difendere gli automonbilisti. Persone che se ne fregano della sicurezza stradale, riparandosi dietro il formalismo del codice della strada o insinuando sempre la colpevolezza delle vittime per assolvere il guidatore del veicolo da due tonnellate.

Metà dei pedoni vengono uccisi sulle strisce bianche.

Visto che gli automobilisti sono tanto attenti e guidano macchine sempre più moderne e sempre più sicure (lo dice ogni giorno anche la pubblicità e la stampa), quei circa 300 morti e le migliaia di uomini, donne e bambini feriti perché investiti sulle strisce bianche dovrebbero azzerarsi immediatamente. Sono uccisioni e investimenti che non dovrebbero nemmeno essere mai avvenuti. In fondo gli automobilisti sono attenti, hanno la patente, guidano auto moderne e sicure, sanno benissimo che sulle strisce bianche bisogna rallentare (‘tutti devono rispettare il codice della strada’).

E anche l’altra metà dei pedoni, quelli che vengono uccisi lontano dalle strisce bianche, dovrebbero in gran parte salvarsi: anche in questo caso gli automobilisti – che sono tanto coscienziosi e tanto pentiti quando avviene lo scontro con un corpo umano – hanno la patente, guidano auto moderne e sicure, sanno benissimo che devono sempre mantenere il controllo del veicolo in ogni condizione di strada.

Infine, oltre il 50% dei pedoni uccisi sulle strade sono anziani di oltre 65 anni. Anche questo dato documenta l’improbabilità di pedoni anziani che, dopo una lunga esperienza di vita, e magari decenni di patente e guida dell’automobile, passano la strada con la testa fra le nuvole guardando il telefonino. Più probabile che vengano messi sotto perché più lenti di riflessi e più lenti a scansarsi in tempo.

Per la prevenzione degli incidenti, gli automobilisti spesso usano queste bizzarre argomentazioni:

  • Andare veloci è più sicuro che andare piano
  • Chi va piano è più pericoloso di chi va veloce
  • Gli autovelox sono messi per fare cassa
  • I limiti a 30 sono messi per fare cassa
  • È impossibile guidare a 30 km/h
  • Le auto di oggi sono molto più sicure, si può andare più veloci (quindi fino a 5 anni fa evidentemente ci vendevano fregature a quattro ruote…)
  • Con i freni di oggi gli spazi di frenata sono più ridotti
  • I pedoni si buttano in mezzo alla strada
  • I pedoni camminano guardando il telefonino

(Chi non ha mai sentito questi discorsi da parte dei talebani dell’automobile e dei piloti di F1 da salotto?)

Ma poi, quando investono una persona, la giustificazione principe è sempre quella: ‘Non l’avevo visto’.

Con il corollario degli automobilisti tanto equanimi: ‘sono due famiglie rovinate’ (la famiglia del morto, e la famiglia del povero automobilista tanto pentito).

Bene: Se non l’avevi visto o andavi troppo forte o eri distratto tu, non il pedone. La dichiarazione ‘non l’avevo visto’ dovrebbe essere considerata un’aggravante, perché ammissione di guida distratta o troppo veloce.

E chi muore sta molto peggio dell’automobilista che lo ha messo sotto la macchina.

Quindi: vai più piano. E non colpevolizzare le vittime.

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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