Traffico auto: la prima fonte di inquinamento da ossidi d’azoto restano i motori, soprattutto nelle città

Sul reale ruolo delle auto e dei mezzi a motore sull’inquinamento urbano c’è molta disinformazione, spesso interessata perché pilotata dall’industria automobilistica.

Per esempio ha avuto molta eco la notizia che il principale responsabile di produzione di pm10 e poveri sottili è il riscaldamento domestico, e in particolare il riscaldamento a legna e derivati (caminetti, stufe a legna, stufe a pellet).

È vero, soprattutto se si guardano le medie regionali o nazionali. Ma è molto meno vero se si guardano le diverse zone: nei centri città ci sono tante auto e poche stufe a pellet. E ancora meno vero se si guardano altri inquinanti e fenomeni come l’effetto canyon (illustrato sopra) che si verifica nelle città, in tutte le vie con palazzi alti e medi, e in tutti i reticolati di palazzine dove il ruolo del vento per pulire le strade è spesso minimo o inesistente, soprattutto in Pianura Padana.

Lo spiega bene questo articolo a cura di Piero Lanzani dell’Arpa Lombardia: Qual è l’impatto del traffico sulla qualità dell’aria?

In sintesi:

  • Il traffico è la prima sorgente di ossidi d’azoto, gas irritanti per le mucose che possono contribuire all’insorgere di bronchiti croniche, asma ed enfisema polmonare.
  • in Italia, secondo ISPRA (Informative Inventory Report 2019), il settore trasporti rappresenta il 46%  delle emissioni di ossidi di azoto
  • Nella Pianura Padana il contributo del traffico alla produzione di ossidi d’azoto sale al 50%
  • Nella città di Milano il contributo del traffico alla produzione di ossidi d’azoto sale al 70%
  • Negli anni c’è stato un miglioramento nella produzione di ossidi d’azoto da parte dei motori a benzina e, in parte, anche dei motori diesel
  • Le polveri sottili vengono invece in gran parte prodotte dai diversi tipi di riscaldamento, particolarmente i riscaldamenti a biomasse (legna, pellet)
  • I veicoli a motore hanno comunque un triplice ruolo nella produzione di pm10 e pm2,5:
    • Produzione dalla combustione, ovvero polveri sottili che escono dal tubo di riscaldamento (in progressiva diminuzione con il miglioramento delle tecnologie)
    • Produzione diretta attraverso l’usura di pneumatici, asfalto e freni (microplastiche e idrocarburi con i primi due, particelle metalliche con i terzi)
    • Rimescolamento delle polveri depositate al suolo, con il rotolamento dei pneumatici. Maggiore è la velocità di transito, maggiori sono gli effetti di questo punto e del precedente
  • La prima fonte di pm10 primario in Italia è il riscaldamento a legna
  • Nelle città, dove i riscaldamenti a legna sono relativamente rari mentre le auto sono tante, la fonte principale di pm10 è il trasporto su strada: a Milano è responsabile del 45% delle emissioni di PM10 primario

A questi fenomeni va aggiunto l’effetto canyon, illustrato nell’immagine sopra, per cui gli inquinanti tendono a ristagnare a livello della strada e ad accumularsi nei negozi, negli uffici e nelle abitazioni ai piani bassi, ovvero nei luoghi dove le persone trascorrono molte ore durante il giorno.

Screenshot dall’articolo Lo spiega bene questo articolo a cura di Piero Lanzani dell’Arpa Lombardia: Qual è l’impatto del traffico sulla qualità dell’aria?

Qui l’intero articolo di Piero Lanzani dell’Arpa Lombardia: Qual è l’impatto del traffico sulla qualità dell’aria?

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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