Coronavirus: contagio molto più probabile in ambienti chiusi. Stare all’aperto comporta rischi minimi o inesistenti, salvo grande affollamento [Columbia University] [AGGIORNAMENTO]

Quando si tratta di malattie respiratorie, compreso il contagioso coronavirus responsabile di Covid-19, stare all’aperto è molto più sicuro che stare al chiuso. Lo dice in questo articolo la virologa della Columbia University Angela Rasmussen:

‘The risks of virus transmissibility in the air outdoors is likely quite low in those contexts, although this risk hasn’t been definitively measured,’ Rasmussen said. ‘Outside, things like sunlight, wind, rain, ambient temperature, and humidity can affect virus infectivity and transmissibility, so while we can’t say there’s zero risk, it’s likely low unless you are engaging in activities as part of a large crowd (such as a protest). Solitary outdoor exercise is likely low-risk.’

‘Il rischio di trasmissione del virus all’aperto è probabilmente molto basso in quei contesti, anche se non è stato misurato in maniera definitiva,’ ha detto Angela Rasmussen [virologa della Columbia University]. ‘All’aperto cose come luce solare, vento, pioggia, temperatura ambiente e umidità possono influire su contagiosità e trasmissibilità del virus, per cui anche se non si può dire che il rischio sia zero, è probabile che, a meno di non essere coinvolti in attività a grande affollamento (come una manifestazione di protesta). L’esercizio all’aperto è probabilmente a basso rischio.’

Per essere infettati durante attività all’aperto occorre una sequenza di eventi molto improbabile nella realtà:

  • Le particelle infettanti devono essere espulse dalla persona contagiosa con abbastanza forza da raggiungere il passante che sta incrociando
  • La carica virale deve sopravviviere alla luce solare, al vento e all’umidità relativa dell’aria che tendono a inattivarla o disperderla, riducendo la contagiosità
  • Le particelle virali devono raggiungere il naso, la gola o gli occhi, in quantità sufficiente per il contagio
  • Oppure devono raggiungere le mani che poi userai per toccarti bocca, naso e occhi
  • E infine la carica virale deve sopravvivere le varie barriere alle infezioni presenti nel sistema respiratorio, fra cui peluria nasale e muco

Si tratta di una sequenza che è abbastanza probabile e frequente se stai in un treno affollato vicino a un malato asintomatico o con lievi sintomi, oppure se al lavoro il tuo collega di stanza è malato, oppure se hai in casa un familiare contagioso.

Ma è una sequenza estremamente improbabile incrociando dei passanti all’aperto, a meno che non ci sia un grande affollamento e parecchie persone contagiose fra la folla.

È una sequenza estremamente improbabile anche camminando, andando in bicicletta al lavoro o per divertimento, prendendo il sole seduti su una panchina da soli o con un’altra persona seduta all’altro estremo della panchina.

Anche perché, va sottolineato, non basta un singolo esemplare di coronavirus per essere contagiati, ma occorre una carica virale di una certa importanza, con centinaia o migliaia di particelle virali che arrivano a contatto delle mucose in quantità sufficiente per superare le barriere del sistema immunitario e iniziare a riprodursi all’interno del corpo.

I ricercatori hanno determinato che un malato di Covid-19 che tossisce cinque volte su un piattino a venti centimetri di distanza genera microgoccioline che contengono in media 363 particelle virali per ml. Può sembrare tanto, ma si tratta di un malato che tossisce cinque volte su un piattino a 20 cm di distanza. E un ml di liquido è circa un centimetro cubo: difficile trovare in aria ‘microgoccioline’ delle dimensioni di un centimetro…

È evidente che un colpo di tosse all’aria aperta a metri di distanza molto difficilmente può essere contagioso.

Qui l’intero articolo: Why you’re unlikely to get the coronavirus from runners or cyclists. [Vox]

[AGGIORNAMENTO 26 maggio 2020] – Un nuovo studio medico sui focolai di epidemia di coronavirus in Cina ha individuato solo un caso di trasmissione del virus in ambiente esterno: New study finds few cases of outdoor transmission of coronavirus in China.

Qui il link diretto allo studio: Indoor transmission of SARS-CoV-2.

Su 350 focolai esaminati solo uno è avvenuto in ambiente esterno, coinvolgendo due soli casi di contagio. 79% dei focolai di infezione si sono verificati in casa

Un ulteriore studio ha documentato che la luce del sole (prodotta artificialmente per lo studio) inattiva rapidamente il virus: Simulated Sunlight Rapidly Inactivates SARS-CoV-2 on Surfaces [The Journal of Infectious Diseases]. All’aperto quindi i coronavirus presenti sulle superfici esposte al sole vengono rapidamente inattivati dall’azione della luce solare, in tempi variabili a seconda della stagione e dell’orario della giornata.

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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