Se 55 milioni di mascherine monouso ti sembrano tante, forse non sai fare i conti –– E non si capisce perché sottovalutare l’uso di mascherine lavabili che riducono le problematiche logistiche ed ecologiche [AGGIORNAMENTO]

Il governo francese ci ha pensato diverse settimane fa. Il governo italiano per ora no

I 55 milioni di mascherine usa e getta ‘nei magazzini delle Regioni’ di cui parla il commissario straordinario Arcuri, possono sembrare tante ma sono meno di una mascherina per cittadino italiano.

Le mascherine monouso nella vita pratica possono essere disinfettate, sterilizzate o lavate col sapone due o tre volte, ma non sempre è consigliabile e comunque sono fatte per essere usate una volta sola, per una durata in genere massima di 4 ore e nascono per l’uso di medici e infermieri, rigorosamente monouso, sostituendo le mascherine chirurgiche in tela usate in precedenza.

Questo significa che, solo per i lavoratori italiani si può stimare prudenzialmente un fabbisogno di 23 milioni di mascherine usa e getta al giorno (23 milioni di lavoratori, di cui il 30% a tempo pieno, secondo i dati Istat riportati da Open). I lavoratori part-time possono cavarsela con una mascherina al giorno, chi lavora a tempo pieno ne deve usare almeno due, se non tre (due per le otto ore lavoro, più una eventualmente per viaggiare sui mezzi pubblici).

Quindi, solo per i lavoratori italiani 55 milioni di mascherine usa e getta vengono esauriti di due o tre giorni.

Inoltre questi milioni di mascherine usa e getta rappresentano anche un problema ecologico: diventano rifiuti speciali, che andrebbero smaltiti in modo adeguato, soprattutto se chi le ha indossate risulta positivo al coronavirus. Inoltre, nella realtà dei fatti, molte mascherine, come molti guanti in lattice, finiscono buttate per strada o nelle aiuole.

Quindi:

  • sottovalutazione delle risorse di produzione e logistiche realmente necessarie
  • sottovalutazione del problema ecologico

Una possibile, parziale soluzione: incoraggiare produzione, distribuzione e uso di mascherine lavabili per i privati cittadini e per alcune tipologie di lavoratori.

Le mascherine chirurgiche servono per proteggere gli altri dal proprio fiato: nascono per impedire la contaminazione delle ferite aperte del paziente da parte della respirazione di chirurghi e infermieri. Una volta erano in tela, oggi sono in materiali vari.

Usate dai lavoratori negli ambienti di lavoro e dai dei passeggeri dei mezzi pubblici, servono per non contaminarsi a vicenda in caso di positività al coronavirus ancora non accertata. È una misura di prevenzione utile, in abbinamento con il distanziamento sociale: cerchi di stare distante dagli estranei almeno 1,5 metri, e se tutti usano la mascherina le probabilità di contagio diventano vicine a zero.

La caratteristica fondamentale per le mascherine chirurgiche è la capacità filtrante del fiato di chi le indossa trattenendo le micro-goccioline di saliva e muco che possono contenere cariche virali o batteriche. Mascherine monouso e mascherine lavabili in tela offrono da questo punto di vista prestazioni analoghe (dipende dal tipo di tela e dal numero di strati). Il Governo francese ci ha pensato. Il Governo italiano per ora no.

Questa disattenzione ai problemi pratici ed ecologici della logistica delle mascherine usa e getta dimostra, purtroppo, una generale disattenzione alle problematiche ecologiche e ambientali da parte di partiti politici, governo e istituzioni italiane, salvo rare eccezioni da parte di un uomo politico qui, un sindaco là.

Fra l’altro l’ansia attuale di procurarsi mascherine ad ogni costo produrrà inevitabilmente un enorme surplus di mascherine e capacità produttiva fra qualche mese o fra un anno o due quando l’emergenza, si spera, sarà superata.

Distribuire e incoraggiare l’uso di mascherine lavabili per privati e lavoratori non a rischio consentirebbe di migliorare la distribuzione di mascherine professionali usa e getta ai lavoratori della sanità e a tutti i lavoratori a rischio o a grande contatto col pubblico, oltre a rendere meno problematica la logistica di produzione, approvvigionamento e distribuzione.

Qui altri articoli su coronavirus e problematiche di trasporto, mobilità e salute.

[AGGIORNAMENTO 14 maggio 2020] Il ministro dell’ambiente Sergio Costa parla qui del problema dell’usa e getta nell’ambito della lotta al coronavirus: Usa e getta durante e dopo la Fase 2 Coronavirus: intervista di Eco dalle Città al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (Eco dalle Città). Esprime numerosi concetti condivisibili ma anche lui non parla di mascherine lavabili per ridurre l’uso di mascherine usa e getta.

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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  1. Cristina Ciccarelli ha detto:

    In Italia esiste da decenni anche l’ISS che pubblica molte informazioni importanti anche per questa emergenza epidemiologica, l’erba del vicino non è sempre ‘più verde’, la LEF francese non può essere contestualizzata inItalia per ovvi motivi.

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