Per quanti parcheggi fai, non bastano mai. L’esempio di Dallas, Texas

Tipica città americana. La maggior parte dello spazio urbano è dedicato ai parcheggi.

Intuitivamente sembrerebbe che per risolvere il problema dei parcheggi basterebbe farne di più.

Purtroppo non è così semplice.

Anche nelle città americane più ricche di parcheggi, con vincoli obbligatori per tutte le nuove costruzioni (da 2 a 4 posti auto per ogni abitazione, almeno un posto auto per dipendente per tutte le attività economiche, più una quota importante di posti auto per i prevedibili afflussi di pubblico, al punto che in alcune città vengono previsti anche 80 posti auto ogni tot metri quadri per le aziende di pompe funebri), sembra sempre che i posti auto non siano mai sufficienti:

Nelle città [americane] dominate da parcheggi e garage un problema urbano chiave è la lamentevole mancanza di posti auto. Citerò Dallas. Ha la più alta proporzione di posti auto per posti di lavoro del paese. Ma nuovi studi continuano a sostenere la necessità di più posti auto, e a costi più bassi… L’offerta ha così condizionato la domanda che il parcheggio è diventato un fine a sé stesso, con le persone in dipendenza più psicologica che fisica.

William Whyte, citato da Donald Shoup in ‘The High Cost of Free Parking’

Il paradosso delle città americane più ricche di parcheggi infatti è multiforme:

  • Le distanze diventano enormi: più parcheggi fai più gli edifici devono essere distanziati fra loro
  • Gli spazi urbani diventano enormi parcheggi con qualche edificio ogni tanto, come si vede nella foto in alto
  • Il panorama urbano diventa dominato dai parcheggi, il principale utilizzo dello spazio urbano
  • Siccome è facile andare in auto dappertutto, si cammina sempre meno
  • Siccome lo spazio urbano è estremamente disperso, i trasporti pubblici non esistono o sono radi e inefficienti
  • Si guadagna tempo usando l’auto, ma si perde comunque tempo nel traffico, nella percorrenza più lunga e nella ricerca del parcheggio: un giro costoso per risparmiare qualche minuto quando va bene, e perderne di più quando va male
  • Quasi ogni giorno vivi il paradosso del grandissimo parcheggio: c’è sempre un posto libero, ma è lontano dall’ingresso. Quindi prima giri per cercare un posto vicino all’ingresso, poi ti rassegni a parcheggiare lontano e ti fai 300 metri a piedi, sotto il sole, in mezzo al parcheggio, per raggiungere l’ingresso dell’edificio

In pratica è impossibile risolvere il problema dei parcheggi. In città bisogna privilegiare i mezzi diversi dall’auto privata, questa è l’unica soluzione, a meno di non desiderare città disperse in territori enormi, come negli Stati Uniti.

Qui altri articoli e approfondimenti sul tema dei parcheggi (link alle fonti all’interno degli articoli).

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Ex segretario ADCI, IAB. Istruttore di Yoga. Copywriter. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/benzinazero
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2 risposte a Per quanti parcheggi fai, non bastano mai. L’esempio di Dallas, Texas

  1. Giancarlo Brunelli ha detto:

    Quanti danni da auto dobbiamo sopportare

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  2. fabio benedetti ha detto:

    A roma ci sono stradine create per far passare le carrozze con i cavalli. Il problema di parcheggi immensi e lontananza dei palazzi qui davvero non si pone. Articolo chiaro e corretto. Manca solo dire che nel mall o nelle attività più grandi c’è sempre il car valet, quello degli aeroporti per intenderci. Vai con la macchina e all’ingresso la lasci ad un tizio che va a parcheggiarla e poi a riprendertela. Ricordo a miami, sotto uno dei grattacieli sulla spiaggia, che per riprenderla ci hanno messo un buon quarto d’ora. Insomma gli americani non vogliono farsi a piedi nemmeno i 300 metri di distanza tra parcheggio e ingresso. Basti pensare ai bancomat messi in enormi spiazzi e posizionati tipo le pompe dei benzinai. Cerchi quello della tua banca, ti affianchi, prelevi e vai via senza scendere dall’auto

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