L’automobile è come il gas: tende a occupare tutto lo spazio disponibile. Anche l’inconscio pubblicitario lo rivela.

Due pagine pubblicitarie per la Volkswagen Tiguan e per la Range Rover. L’automobile è come il gas, tende a occupare tutto lo spazio disponibile. Lo vediamo ogni giorno nelle città italiane, dove le auto vengono parcheggiate praticamente dappertutto e hanno invaso ogni spazio urbano.

Bmw i3 in sosta vietata Torino malasosta

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Under-Cover, ombrello per bici. Idea interessante per non bagnarsi in bicicletta

Difficile dire se è pratico nell’uso quotidiano senza provarlo due o tre mesi d’inverno facendo casa-ufficio, ma sembra un’idea interessante.

Fra i difetti evidenti: non ripara i piedi dagli schizzi delle pozzanghere. Resta quindi indispensabile avere soprascarpe impermeabili, oppure stivali, oppure scarpe antipioggia e ghette se sul proprio percorso ci sono frequenti pozzanghere.

Ulteriore problema, il vento. Pedalare in aperta campagna o in città molto ventose può essere difficile o impossibile, come aprire l’ombrello durante un temporale con forte vento.

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Il sorpasso delle biciclette in Spagna [Codice della strada]

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“Ciclista passa col rosso”… ma in quell’incrocio non c’è il semaforo. È il giornalismo investigativo del Messaggero di Roma

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“Roma, ciclista passa con il rosso e viene travolto da auto: è grave”, titola il Messaggero di Roma su un incidente avvenuto, dice testualmente il breve articolo, “verso le 15.45 a piazzale di Porta Pia all’incrocio con viale del Policlinico” (davanti al Ministero delle Infrastrutture, quindi), raccogliendo numerosi commenti scandalizzati sulla presunta indisciplina dei ciclisti.

Peccato che in quell’incrocio non ci siano semafori, come si vede dall’immagine qui sotto presa da Google Maps.

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È evidente che il Messaggero deve o correggere il titolo, oppure approfondire meglio la dinamica dell’incidente e il luogo effettivo dove è avvenuto. E sarebbe stato meglio farlo, prima di pubblicare la notizia.

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Se ami gli animali dovresti occuparti di più di sicurezza stradale. 1,5 milioni di animali uccisi ogni anno in Italia, centinaia di milioni nel mondo

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Capriolo ucciso in Germania. Foto di Thomas Kohler

Ogni giorno milioni di animali grandi e piccoli vengono uccisi sulle strade, con poca preoccupazione da parte degli automobilisti, salvo eventuali danni alla carrozzeria e il pericolo per sé in caso di investimento di animali di grandi dimensioni come cinghiali, daini, grossi cani o altri mammiferi.

Non tutti i paesi hanno statistiche pubbliche sul fenomeno ma per esempio, si stima che  in Brasile ogni giorno vengano uccisi 1,3 milioni di animali fra mammiferi, volatili, anfibi e rettili. Questo porta a una stima di oltre 400 milioni di animali l’anno nel solo Brasile.

Qui ci sono invece i dati ufficiali con le serie storiche del Colorado: in questo caso si tratta delle statistiche dei casi riportati ufficialmente e che riguardano animali di medie e grandi dimensioni (principalmente mammiferi e rettili).

Nei soli Stati Uniti vengono uccisi dalle auto oltre sei milioni fra cani e gatti: circa 1,2 milioni i cani e circa 5,4 milioni i gatti.

In Italia si stima che gli animali uccisi da auto e mezzi a motore siano un milione e mezzo l’anno (stima che presumibilmente esclude insetti, piccoli animali e volatili). La principale preoccupazione, importante ovviamente, sembra essere quella dei danni alle auto e le perdite umane, che comunque sono una piccola frazione del conteggio generale: per ogni automobilista morto per aver investito un cinghiale viaggiando a forte velocità, ci sono centinaia di migliaia di piccoli animali schiacciati dalle ruote, spesso senza che l’automobilista neanche se ne accorga, per non parlare degli insetti e dei piccoli uccelli schiacciati da radiatore e parabrezza.

Questo è, principalmente, l’ennesimo problema generato dalla velocità automobilistica e dall’enorme numero di veicoli in circolazione sulle strade, anche in zone di campagna ed aree naturalistiche.

I numeri e le stime possono variare enormemente, sia a livello nazionale sia a livello mondiale, perché dipende da come vengono eseguiti gli studi e dalla tipologia di animali presi in esame: prendendo i soli dati ufficiali di incidenti riportati ai fini assicurativi emergono numeri analoghi, per ordine di grandezza, alle vittime umane. Facendo stime che comprendono anche i piccoli animali, i numeri sono nell’ordine dei milioni per ciascun paese. Comprendendo anche uccelli e insetti, i numeri diventano miliardi a livello mondiale.

In tutti i casi, si tratta di quantità enormi: poiché gli esseri umani morti in strada sono stimati a livello mondiale in 1,2 milioni l’anno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con decine di milioni di feriti, gli animali uccisi dai veicoli a motore sono certamente un multiplo delle vittime umane, con numeri colossali se, oltre ai mammiferi selvatici e animali domestici come cani e gatti, si comprendono uccelli, piccoli animali e insetti.

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Se un bambino muore perché dimenticato in auto occorrono leggi, dispositivi, provvedimenti. Se viene ucciso sulle strisce bianche, è solo un incidente…

La morte di un bambino è sempre drammatica. Ma per la stampa e la politica ci sono drammi di serie A e drammi di serie B. Se un bambino muore perché viene dimenticato in auto sotto il sole (cosa che peraltro è solo un’ulteriore conferma della pericolosità intrinseca dell’automobile) allora la notizia diventa di rilievo nazionale e vengono invocate sia leggi sia soluzioni tecniche per evitare che si ripeta perché fare attenzione non è sufficiente.

Invece se un bambino viene ucciso sulle strisce pedonali davanti al suo asilo infantile (area dove il traffico automobilistico dovrebbe essere fortemente limitato se non proibito), invece è solo un incidente che resta nelle pagine locali.

Anzi: spesso sono pronte le scuse e le attenuanti per l’automobilista, lo scooterista o il motociclista di turno:

  1. “Non l’aveva visto”
  2. “Forse è sfuggito alla mamma”
  3. “È passato di corsa”
  4. “È sbucato fra le auto parcheggiate”
  5. “È sbucato all’improvviso dietro un’auto in seconda fila” (la responsabilità è però più del bambino che dell’auto in seconda fila…)
  6. “Non era possibile frenare”

E, soprattutto, nessun provvedimento viene invocato o suggerito da giornalisti e politici da prima pagina. Il bambino ucciso da auto, moto o scooter resta in cronaca locale.

Tra adulti, anziani e bambini, i pedoni sono la quota principale dei morti per incidente stradale. Le auto uccidono principalmente i pedoni.

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L’industria dell’auto è come l’industria del tabacco? [Oxford Academics – Journal of Public Health]

smog segnale stradale

Segnale stradale cecoslovacco. Da Wikipedia.

Articolo dal Journal of Public Health Car is the New Tobacco?

Sintesi del documento

Premessa
Le politiche di Salute Pubblica devono continuamente rispondere a nuove minacce che riflettono cambiamenti sociali più ampi. Esistono collegamenti fra salute umana e sostenibilità globale. Questo collegamenti sono esemplificati dai danni causati dalla dipendenza dalle auto private.

Metodologia
Presentiamo dati e documentazione sugli impatti sulla salute da parte dell’uso dell’auto privata, le attività della ‘lobby delle auto’ e i fattori sottostanti alla dipendenza da automobili. Questi vengono confrontati con l’esperienza del tabacco.

Risultati
L’uso dell’auto privata comporta significativi danni alla salute. Il suo impatto include inattività fisica, obesità, morti e feriti da incidenti, problemi cardiorespiratori da inquinamento, rumore, disagio nelle comunità e cambiamento climatico. La lobby dell’auto resiste alle misure che riducono l’uso dell’auto utilizzando tattiche simili a quelle dell’industria del tabacco. Decisioni sulla progettazione urbanistica hanno creato ambienti che rinforzano e riflettono la dipendenza da auto. L’uso e il possesso di auto private è molto cresciuto negli ultimi decenni e c’è poco supporto pubblico per misure che li riducano.

Conclusioni
La dipendenza dall’automobile è un grande esempio di un problema che la gestione pubblica deve gestire. Chi si occupa di salute pubblica deve chiedere politiche forti e efficaci che riducano l’uso dell’auto privata e incrementino metodi di trasporto più attivi.

Abstract

Background
Public health must continually respond to new threats reflecting wider societal changes. Ecological public health recognizes the links between human health and global sustainability. We argue that these links are typified by the harms caused by dependence on private cars.

Methods
We present routine data and literature on the health impacts of private car use; the activities of the ‘car lobby’ and factors underpinning car dependence. We compare these with experience of tobacco.

Results
Private cars cause significant health harm. The impacts include physical inactivity, obesity, death and injury from crashes, cardio-respiratory disease from air pollution, noise, community severance and climate change. The car lobby resists measures that would restrict car use, using tactics similar to the tobacco industry. Decisions about location and design of neighbourhoods have created environments that reinforce and reflect car dependence. Car ownership and use has greatly increased in recent decades and there is little public support for measures that would reduce this.

Conclusions
Car dependence is a potent example of an issue that ecological public health should address. The public health community should advocate strongly for effective policies that reduce car use and increase active travel.

Qui l’intero documento dal Journal of Public Health (Oxford Academics): Car is the New Tobacco?

Qui ulteriori riflessioni e documentazione sul tema: L’industria dell’auto agisce come l’industria del tabacco.

 

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