L’ipocrisia dei monopattini elettrici in *free-sharing*: presentati come verdi ed ecologici, servono a poco, costano molto, non vengono usati dagli automobilisti [AGGIORNAMENTO]

I monopattini, elettrici e no, sono un interessante veicolo per muoversi in ambito urbano… ma solo se ci sono adeguate infrastrutture:

  • piste ciclabili
  • marciapiedi molto larghi che consentano un’adeguata convivenza con i pedoni (e un limite di velocità a 8 km/h per i monopattini sui marciapiedi, analogamente ai veicoli elettrici per gli invalidi)
  • Zone 30 e zone 20 in cui gli automobilisti hanno ben chiaro che devono fare attenzione a ciclisti, monopattini e pedoni (e dare loro sempre la precedenza nelle zone 20)

Invece introdurre nelle città servizi di e-scooter sharing è un esempio di greenwashing ed ipocrisia istituzionale pseudo ambientalista.

Come nel caso dei bike-sharing (in particolare quello a flusso libero che invase molte città nel 2018 e 2019), i monopattini in sharing a flusso libero vengono offerti e gestiti da aziende private con il beneplacito e il patrocinio dei comune di turno. Quest’ultimo, al lancio del servizio, non manca mai di presentarla come una grande iniziativa ambientalista per offrire un mezzo ‘green’ (dire verde è poco affascinante) alternativo all’automobile.

Purtroppo non è così.

  1. I monopattini elettrici devono essere ricaricati. L’energia per la ricarica è minima, ma il problema è che vanno recuperati manualmente, caricati su un furgone e quindi portati a ricaricare, per poi riportarli sulle strade sempre con il solito furgone. Questo comporta spese e inquinamento: i furgoni per ora sono poco ‘green’, e le persone che fanno il lavoro devono essere pagate, giustamente.
  2. I monopattini vengono presi in un posto e poi lasciati in un altro. Se viene usato in centro, magari poi lo prende un’altra persona per continuarne l’utilizzo (fino alla fine della carica). Ma non sempre chi usa il monopattino si muove solo in centro. Spesso lo prende in centro e poi lo lascia in periferia, dove la richiesta è minore. Quindi, carico o non carico, deve essere recuperato dal solito furgone che poi lo carichi e lo porti dove c’è più richiesta.
  3. Non sempre è chiaro dove possano circolare. I monopattini sono stati affrettatamente parificati ai velocipedi, ovvero alle biciclette nell’antiquata terminologia della legge italiana. Questo significa che NON possono circolare sui marciapiedi (un divieto un po’ eccessivo se rispettassero il limite di 8 km/h, assimilandoli ai veicoli elettrici per invalidi), possono circolare nelle aree pedonali (ma non tutte: se il comune in un’area pedonale vieta la circolazione alle biciclette, il divieto è automaticamente esteso ai monopattini), possono circolare in strada (ma non sempre: dipende dal comune, e dipende dal limite di velocità della strada), dove peraltro sono meno visibili delle bici e hanno meno tenuta di strada rispetto a buche, crepe e altri ostacoli.
  4. Spesso cadono o vengono abbandonati dove capita, non sempre per colpa dell’utente. È esperienza comune vedere monopattini abbandonati sulle strisce bianche, in mezzo ai marciapiedi, appoggiati ai muri. Non esistono stalli per il parcheggio dei monopattini inoltre, come le bici a flusso libero, se qualcuno li ha in antipatia, è facile spostarli o farli cadere, come si vede per esempio nel video più sopra. Come nel caso delle biciclette a flusso libero, è frequente vedere articoli di giornale e post sui social network che segnalano bici e monopatini abbandonati, caduti, che creano intralcio. Siccome l’ultimo utente che li ha utilizzati è sempre individuabile dal servizio, è difficile pensare che gli utenti siano tutti sventati o maleducati. Più probabile che, in molti casi, bici e monopattini siano oggetto di vandalismo, per antipatia nei confronti del mezzo, o per noia.
  5. I monopattini vengono usati invece di andare a piedi o sui mezzi. È molto più raro che vengano usati invece dell’auto (secondo un’indagine a Parigi, solo nell’8% dei casi). Quindi il loro effetto benefico sul traffico è molto limitato, soprattutto se non ci sono interventi sulle infrastrutture.

Attivare un servizio di e-scooter sharing è quindi generalmente un’operazione di pr per il comune, un’operazione probabilmente anti-economica per l’impresa, e un’operazione abbastanza inutile per migliorare la mobilità urbana.

I monopattini elettrici, come le biciclette, sono un ottimo mezzo privato per muoversi in città ma solo se ci sono le infrastrutture adatte: piste ciclabili, marciapiedi larghi, zone 30 e zone 20.

In sharing a flusso libero hanno costi elevati e sono molto meno verdi di come vengono presentati (soprattutto a causa dei furgoni in giro per recuperare i monopattini da ricaricare) ed è difficile che siano economicamente sostenibili.

I comuni che li sponsorizzano per fare i verdi senza impegno farebbero meglio a fare più piste ciclabili, e studiare meglio la mobilità urbana.

jjj

Qui il filmato della ragazza che butta giù i monopattini, probabilmente per antipatia nei confronti del mezzo.

[AGGIORNAMENTO 27 luglio 2021] A Copenhagen hanno risolto il problema dei monopattini elettrici abbandonati in strada o in mezzo ai marciapiedi con una semplice soluzione: non si possono più noleggiare monopattini a flusso libero. Per noleggiarli bisogna rivolgersi ai negozi specializzati: Monopattini sui marciapiedi: Copenaghen ha risolto il problema [Biketialia]

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Ex segretario ADCI, IAB. Istruttore di Yoga. Copywriter. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/benzinazero
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