Car sharing comunale: un possibile contributo contro caos e congestione automobilistica

Perché tenerle parcheggiate per 22 ore al giorno quando posso essere condivise?

Perché tenerle parcheggiate per 22 ore al giorno rubando spazio a pedoni e ciclisti, quando posso essere condivise?

Molti comuni in Italia e in Europa si sono lanciati in iniziative di bikesharing, talvolta controverse. Dall’esperienza di alcuni anni emergono queste linee generali:

  1. Nelle città medio-piccole il bikesharing non funziona o funziona male
  2. Nelle città grandi può funzionare ma comporta costi elevati, e alcune diseconomie paradossali (per esempio le bici devono essere sistematicamente traslocate con furgoni da una stazione all’altra per ottimizzarne la disponibilità).

Il problema è che la bici è un veicolo estremamente economico (per un privato un modello base può essere acquistato per 100 euro in un centro commerciale) ma difficile da ottimizzare in condivisione. Alla fine i costi della condivisione sono superiori rispetto al valore del veicolo, anche perché la bici da 100 euro può durare anni in mano alla stessa famiglia, mentre la bici da bike sharing deve essere molto più costosa e robusta.

L’opportunità è altrove.

Car sharing comunali: il car sharing visto come servizio pubblico.

La condivisione delle auto invece può essere un’opportunità anche commerciale e di reddito per il comune (se non viene gestita in modo clientelare). L’auto è un bene di elevato costo unitario, la sua manutenzione è costosa, ma costa una frazione del costo complessivo del bene. Se un’auto costa 10.000 euro e la sua manutenzione come bene da noleggio costasse anche 2.000 euro l’anno, sarebbe comunque solo il venti per cento del costo complessivo. Nel caso delle biciclette, se la bici da bike sharing costasse 500 euro, difficilmente 100 euro l’anno potrebbero coprire i costi di manutenzione e di spostamento per l’ottimizzazione delle stazioni).

Potrebbe quindi essere un’opportunità per i comuni allestire dei parchi auto in car sharing per i propri cittadini i quali, invece di comprare la seconda o terza auto in famiglia, possono ricorrere all’auto del car sharing per tutti i casi in cui l’auto è necessaria (spostamenti sopra i 5 km, carico di bagagli, commissioni impegnative ecc).

Il vantaggio è che un’iniziativa del genere può essere avviata in modo più scalabile e addirittura più semplice del bike sharing. Può bastare iniziare con un parco di 5 o 10 fra automobili, pulmini e furgoni, condiviso da 30 o 40 famiglie, magari partendo con la cerchia dei dipendenti comunali*. Sono grandezze perfettamente gestibili da qualsiasi comune, che già adesso hanno l’esperienza della gestione delle auto blu, delle auto dei vigili urbani eccetera.

L’iniziativa può inoltre essere avviata con fornitori che già hanno l’esperienza di gestione di parchi auto condivisi: società di car sharing già attive, aziende specializzate nei parchi auto, concessionarie automobilistiche, società di full leasing ecc.

Una volta messa a punto l’esperienza e scalata alla dimensione ottimale per il territorio cittadino, l’iniziativa potrebbe essere una fonte di entrate per il comune. In tutti i casi, è probabile che una sperimentazione con poche unità non sia molto più costosa della sperimentazione del bike sharing. A Livorno la sperimentazione del bikesharing  è costata 127.000 euro, uno stanziamento con cui si possono acquistare e gestire in condivisione diverse automobili, fra utilitarie e piccoli furgoni. Con la differenza che il noleggio in car sharing delle auto può contemporaneamente generare risparmio per la famiglia e reddito per il comune: nessuna auto privata, anche l’utilitaria più economica, costa meno di 300 euro al mese per tutti i costi di manutenzione. Per chi vuole fare un po’ di conti sulla sua auto, qui i costi chilometrici di tutti i principali modelli in commercio.

Vantaggi possibili:

  1. Entrate per il comune (laddove il bikesharing viene normalmente gestito in perdita)
  2. Riduzione delle auto private presenti nel comune (effetto inizialmente molto piccolo ma dalle possibilità esponenziali: ogni auto privata in meno significa molto spazio risparmiato)
  3. Liberazione di spazi destinati al parcheggio privato rendendoli disponibili per altri usi (piste ciclabili, spazi pedonali)
  4. Riduzione della cultura dell’auto privata e del possesso esclusivo (che tra l’altro è estremamente inefficiente: un’auto che viene usata due ore al giorno per andare e tornare dal lavoro, se ne sta 22 ore ferma nel posto auto di turno).
  5. Qualora una parte delle auto in car sharing venissero dal conferimento di auto private in buono stato di famiglie che vogliono disfarsi della seconda o terza auto, ci sarebbe un immediato risparmio per le famiglie coinvolte.

AGGIORNAMENTO – I dati su convenienza e vantaggi del Car Sharing (Sole 24 Ore): una vettura in car sharing può sostituirne fino a nove sulla strada, riducendo la necessità di seconde e terze auto in famiglia.

*Ovviamente va gestita in modo che NON diventi “il comune paga l’auto ai dipendenti”.

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Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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