Auto elettrica: è sbagliato il concetto (soprattutto in città)

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Tesla modello S. È proprio ecologica, l’auto ideale in città: pesa due tonnellate, ma è elettrica. Il tutto per trasportare, nella maggior parte dei casi, una persona e la sua borsa.

Periodicamente giornalisti, produttori e appassionati di automobili parlano sognanti del veicolo che secondo loro risolverà tutti i problemi: l’auto elettrica. A parte che l’auto elettrica di problemi ne risolve solo uno, l’inquinamento locale, gli altri restano, questo è il sacro Graal di cui si aspetta l’imminente venuta:

L’auto elettrica economica. Per esempio Elon Musk promette di lanciare presto sul mercato una Tesla da 30.000 dollari, modello economico della sua gamma. Ma, oltre al prezzo (le auto elettriche più economiche attualmente si situano intorno ai 20.000-30.000 euro, che per ora possono scendere solo grazie a generose sovvenzioni statali), restano da risolvere due problemi: l’autonomia e la semplicità di ricarica.

Esiste già un veicolo elettrico economico e tecnologicamente maturo.
Mentre giornali ed esperti almanaccano sulle meraviglie dell’auto elettrica, esiste già un veicolo elettrico che ha risolto tutti i problemi tecnologici che lo riguardano: la bici elettrica.

  • Costo. Le bici elettriche a pedalata assistita hanno costi che partono dai 700 euro in su, con i modelli più prestazionali e affidabili dai 1.200 euro ai 3.000 euro, e i modelli più prestigiosi sopra la fascia dei 5.000 euro. I prezzi potrebbero scendere con economie di scala maggiori (l’industria della bici produce nell’ordine delle migliaia e delle decine di migliaia di unità per modello, laddove l’auto va sulle centinaia di migliaia, con economie di scala migliori), ma sono comunque competitivi con gli scooter e alla portata di chiunque lavori e abbia bisogno di un mezzo per muoversi in città.
  • Autonomia. Le bici elettriche offrono 70-180 km di autonomia, più che sufficienti per muoversi in città e in ambiente misto per qualsiasi pendolare non estremo (chi lavora a 30-50 km da casa è più l’eccezione che la norma: la maggioranza degli italiani lavora o studia a pochi km da casa).
  • Ricarica. Ricaricare una bici elettrica è semplice: se dove la leghi e parcheggi non c’è una presa elettrica, nella peggiore delle ipotesi si può staccare la batteria e portarla in casa o in ufficio per ricaricarla, oppure tenere due batterie, una sempre in carica e una sempre sulla bici (anche se non tutti i modelli hanno batterie staccabili o rapidamente sostituibili).

Dov’è l’errore?
Anche se la tecnologia della bici elettrica ha ancora margini di miglioramento, e ulteriori possibilità di riduzione dei costi, è comunque evidentemente molto più matura e accessibile della tecnologia dell’auto elettrica. Dov’è l’errore strategico dell’auto elettrica? È un errore voluto e consapevole, che pagheremo caro nei prossimi decenni:

  • Voler realizzare l’auto tradizionale, ma elettrica, ovvero
    • L’auto da due tonnellate ma che va col motore elettrico (la Tesla S pesa 2.000 kg)
    • L’auto da due tonnellate che va da 0 a 100 in 3 secondi anche col motore elettrico.
    • L’auto da due tonnellate che ha 600 km di autonomia anche col motore elettrico.

Questo comporta problemi di peso, di prestazioni, di sicurezza che alzano i consumi, i conseguenti tempi di ricarica, e i problemi di autonomia: le batterie pesano e, se vuoi portare in giro due tonnellate di veicolo a 130 km/h devi avere batterie molto più pesanti e capienti di una bici elettrica che pesa da 12 a 25 kg a seconda di modello e tecnologie e che ti permette di muoverti agilmente in città a 8-15 km/h (e in genere più velocemente dell’auto nei percorsi inferiori a 5 km).

La mini-utilitaria elettrica
Ora, se si volesse realizzare un quadriciclo o un triciclo a pedalata assistita, anche coperto per non prendere pioggia e freddo, in grado di trasportare due persone e un po’ di bagaglio, probabilmente non ci vorrebbe molto: batterie potenti il doppio o il triplo di una normale bici elettrica, un motore adeguato, una carrozzeria o una capote leggera. Per esempio, DHL sta già sperimentando quadricicli elettrici da carico con 125 kg di portata.

Ma l’idea di produrre mini-veicoli che vanno a 12-15 km/h in città per fare 30-50 km al giorno spaventa l’industria dell’auto: in realtà vogliono guadagnare vendendo veicoli elettrici da due tonnellate, lunghi cinque metri, che costano cinque o dieci volte di più, offrendo prestazioni che in città non servono a niente, visto che la velocità media delle auto in città è comunque di 8 km/h nelle ore di punta e 16 km/h nelle altre ore.

Invece, a furia di pubblicità, marketing e sussidi statali,  riempiranno le città di auto da due tonnellate, ma elettriche, per muoversi in coda a 8 km/h. O almeno ci proveranno.

Ultima nota: riguardo l’utilizzabilità della bici elettrica in città, arriveranno inevitabilmente le obiezioni “E se piove? E se nevica? E se tira vento?”. Nel filmato sopra l’ora di punta a Utrecht in Olanda, durante una nevicata. Ovvero in una situazione in cui il traffico auto normalmente si paralizza. Le bici invece vanno ancora, più veloci delle auto.

AFGIORNAMENTO – Ho modificato il titolo aggiungendo “(soprattutto in città)” per due motivi: 1. la critica riguarda principalmente l’uso cittadino e il miraggio che l’auto tradizionale se trasformata in elettrica risolverebbe i problemi che l’auto genera in città (pericolosità, ingombro e congestione); 2. Perché se si critica l’automobile, non importa con quali elementi oggettivi, c’è chi reagisce in maniera emotiva e non sempre razionale. Per ridurre queste reazioni emozionali, nei limiti del possibile, ho voluto chiarire che non si tratta di una critica universale all’automobile né al concetto di auto elettrica, ma semplicemente una critica al fatto che molti aspettano la miracolosa venuta dell’auto elettrica “che risolve tutti i problemi” e non si accorgono che per uso urbano la bici elettrica c’è già e sarebbe possibile realizzare veicoli elettrici leggeri perfettamente funzionali per i contesti urbani.

AGGIORNAMENTO – Risulta che la produzione di batterie adeguate per le necessità automobilistiche (ovvero veicoli da due tonnellate) attualmente comporta un’enorme produzione di anidride carbonica:

Qui le osservazioni e alcuni calcoli di Focus sulla ricerca in questione: Quanto inquina per davvero l’auto elettrica?

Notare la conclusione:

“La ricercatrice fa notare infine come la correlazione lineare tra potenza delle batterie ed emissione di CO2 dovrebbe forse incentivare le autorità a promuovere ricerca e sviluppo per vetture elettriche più piccole, anche a discapito di modelli più grandi e performanti.”

AGGIORNAMENTO – Qui un caso concreto di applicazione pratica. Un lavoratore di Sassari che da dieci anni fa casa-ufficio, più visite ai clienti, con un quadriciclo elettrico. Senza attendere tecnologie mirabolanti, il suo veicolo ha normali batterie al piombo da auto trazione, del costo totale di 900 euro, che gli consentono 120 km di autonomia. Il veicolo gli è costato circa 7.000 euro, e i costi di manutenzione, gestione ed energia sono molto bassi. A dimostrazione che basta limitare il peso del veicolo per avere soluzioni urbane perfettamente accessibili ed affidabili, senza aspettare il suv elettrico miracoloso della Tesla o di altri produttori.
AGGIORNAMENTO – Due anni dopo, Luca De Meo, amministratore delegato della Seat e capo progetto utilitarie elettriche per il gruppo Volkswagen, ha dei dubbi sul modello di auto tradizionale elettrificata: De Meo: con l’elettrico non guadagni. A meno che… [Vaielettrico]

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Istruttore di Yoga. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web, Pranayama, Filosofia Yoga -Tweet su Yoga, Internet, Bicicletta, Politica. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/yogasadhaka
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22 risposte a Auto elettrica: è sbagliato il concetto (soprattutto in città)

  1. greta ha detto:

    e la twizy può essere la soluzione?

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  2. Davor ha detto:

    Senza contare la quantità di energia necessaria…

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  7. Renzo Carlo Avanzo ha detto:

    Non ha senso mescolare tanti problemi: autonomia, inquinamento, costo, peso del trasportato ecc. ecc. I problemi vanno risolti uno alla volta ponendo delle priorità, il primo è quello dell’inquinamento e l’auto elettrica lo risolve.

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  10. Daniele ha detto:

    Ragazzi ho viaggiato a bordo di una Tesla Model S elettrica in occasione di un servizio di Ncc Monza per l’aeroporto di Linate…ragazzi è una macchina silenziosissima e potente, veramente un bel viaggio.

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  15. Vittorio Sala ha detto:

    purtroppo non sono d’accordo con la tesi esposta per ragioni di sicurezza. I quadricicli elettrici sono meno resistenti delle auto ma condividono le stesse strade, quindi in caso di incidente l’occupante del quadriciclo sarà più a rischio. Se ci fossero aree estese con limite a 30-40 km/h con limitatore di velocità obbligatorio su tutte le auto se ne potrebbe riparlare…

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  16. Luca ha detto:

    Vittorio Sala, come già ti ha fatto notare l’autore del blog il tuo commento non ha senso.
    Secondo la tua logica, visto che i camion sono più grossi e pesanti della automobili, allora dovremmo levarle tutte dalla strada visto che i loro occupanti avrebbero la peggio in caso di incidente con un autoarticolato.
    Tu guardi le cose da una prospettiva auto-centrica e dunque giungi a conclusioni fuorvianti. Se tu ragionassi da pedone e non da automobilista, visto che le gambe sono il principale mezzo di locomozione di cui ti ha dotato la natura, giungeresti a conclusioni diametralmente opposte, te ne rendi conto? Per la sicurezza del pedone è meglio che i mezzi a motore siano piccoli e leggeri piuttosto che enormi ed ingombranti.
    Detto ciò, la soluzione migliore è quella di limitare il numero di automobili in circolazione in modo tale che gli automobilisti non si sentano più i padroni della strada, nonché di autolimitare la velocità dei veicoli a motore almeno nei centri urbani (come tu stesso sembri suggerire).

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  17. LuigiPioveneRocchette ha detto:

    Riflessioni e considerazioni alla rinfusa sul problema auto elettrica-inquinamento.
    -Ogni conversione di forma di energia implica un degrado ( per chi è del ramo: un aumento dell’ entalpia), il che non contribuisce al mantenimento in buona salute del nostro Pianeta.
    -Nella situazione attuale, il passaggio alla trazione elettrica significa concentrare la emissione di inquinanti nelle centrali termoelettriche; ovunque ubicate, ci penseranno poi i venti a riportarne una apprezzabile quantità nei luoghi abitati.
    -In questo momento non esistono centrali elettriche di potenza complessiva sufficiente a reggere le punte della domanda di potenza presentata dal settore autotrazione.
    -L’ energia elettrica non può essere immagazzinata, allo stato attuale della tecnica, se non negli accumulatori, la cui capacità (i kWh erogabili) è ancora ben lontana da quella che si ottiene da un pieno di carburante. Ne consegue la necessità di lunghi tempi di ricarica oppure di frequenti soste per sostituire la batteria di accumulatori.
    -La costituzione di un sistema distributivo di energia elettrica sia a domicilio che concentrato in punti equivalenti agli odierni distributori di carburante implica un titanico sforzo economico ed organizzativo che non so quanto sia sopportabile.
    -Mi chiedo come lo Stato rinuncerebbe alle entrate fiscali sui carburanti, riversandole chissà su chi.
    -Non so a quale tensione (volt) siano alimentati i motori delle auto elettriche oggi in commercio. So che una modestissima utilitaria, con una potenza all’ asse motore di 60 kW, se fosse alimentata ai 12 V delle batterie di avviamento attuali assorbirebbe una corrente mostruosa di 60000 : 12 = 5000 ampere, per la quale occorrerebbero sbarre conduttrici grosse più o meno quanto un braccio. Si può ripartire la potenza su due, o magari su quattro, ruote, ma le cose non cambiano di molto. Si può aumentare la tensione, riducendo proporzionalmente la corrente, ma occorre non dimenticare che al di là dei 60 volt (i competenti mi diano valori più precisi) si entra nel campo dei valori pericolosi. Oppure si convertirà la corrente continua della batteria in alternata per alimentare a tensione maggiore un motore asincrono? Il pericolo rimarrebbe e s’ introdurrebbe una ulteriore causa di dissipazione, oltre che di complicazione.
    – E come si provvederà al riscaldamento invernale del veicolo? Non dimentichiamo che oggi lo otteniamo gratis (si fa per dire…) dai gas di scarico. Il condizionatore si mangerebbe da solo una frazione non trascurabile della scarsa elettricità che ci portiamo dietro.
    -O forse si dovrebbero elettrificare strade ed autostrade, in modo da circolare come i filobus e i tram? Anche in città?
    Riassumendo queste riflessioni buttate giù senza pretesa, lascio a chi è competente tutta la libertà di stroncarle, e mi farà piacere essere più aggiornato, ma credo che l’elettrificazione del trasporto implichi anzitutto la costruzione di centrali elettriche in grado di fornire potenze di punta adeguate e, in media, una quantità di energia equivalente a quella fornita dal consumo di carburanti nello stesso periodo, tenuto ovviamente conto del principio di Carnot e dei vari rendimenti.
    Come le alimentiamo queste centrali? Petrolio e idroelettrico sono ormai da escludere; forse un “aiutino” può venire dalle celle a combustibile; le cosiddette “rinnovabili” sono solo palliativi integrativi (non per questo da tralasciare!); occorrerà spingere al massimo la depurazione degli scarichi, ma il problema del riscaldamento globale resta irrisolto; rimane la speranza nella fusione, ma quando?
    E non salterà fuori di nuovo il fantasma del nucleare?

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  18. LuigiPioveneRocchette ha detto:

    Ricordi la favola della Concettina che andava al mercato a vendere le uova?

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