Gli utenti della strada sono tutti uguali? NO. È un grave errore metodologico insistere su questo punto. Pedoni, ciclisti, automobilisti, furgoni, camion, mezzi pubblici NON sono uguali né per ingombro né per pericolo

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Ci sono tre errori metodologici che impediscono di fare progressi concreti nella sicurezza stradale:

  1. Gli utenti della strada sono tutti uguali
  2. Basterebbe rispettare il codice della strada
  3. Occorre più rispetto fra le categorie

Gli utenti della strada sono tutti uguali.

No. La stessa identica persona quando guida un’automobile, un furgone o un pullman è molto più pericolosa di quando va a piedi, in bicicletta o su un monopattino. Questo è un fatto indiscutibile, non una semplice opinione: in Italia ogni anno vengono uccisi 600 pedoni e 250 ciclisti da vari mezzi a motore. I ciclisti e i pedoni che uccidono automobilisti sono praticamente zero.

Un pedone anziano che rispetta sempre il semaforo, passa la strada solo sulle strisce, non cammina mai in strada può comunque essere investito da un’auto troppo veloce, proprio mentre passa la strada sulle strisce. E infatti metà dei pedoni e dei ciclisti uccisi hanno più di 65 anni. O si dimostra che gli ultrasessantacinquenni sono particolarmente indisciplinati, oppure è evidente che rispettare le regole, per i pedoni, non comporta particolare protezione dagli investimenti. Dalle statistiche degli incidenti stradali infatti risulta che è molto meglio essere giovani e avere i riflessi pronti piuttosto che anziani sulle strisce bianche.

Il fatto che gli utenti non siano uguali è sancito anche dal codice della strada, quando stabilisce, prendendo atto della realtà, che pedoni, ciclisti e disabili sono utenti deboli meritevoli di una particolare tutela. Se meritano una particolare tutela, non sono uguali ad automobilisti e camionisti. E infatti altri utenti che meritano particolare tutela e anche priorità nella circolazione sono i mezzi pubblici, dove gli autisti hanno bisogno di una particolare patente e sono sottoposti a un regime molto più stringente per quel che riguarda alcolici e stupefacenti. Anche i mezzi pubblici sono utenti della strada che non sono ‘uguali’ ma meritano priorità e attenzione rispetto ai veicoli privati perché molto più efficienti in termini di trasporto persone, e molto meno costosi socialmente.

E il fatto che la stessa persona possa essere nello stesso giorno automobilista, autista di camion, ciclista, pedone e utente dei mezzi pubblici non significa che i suoi comportamenti nelle diverse situazioni siano uguali, o ugualmente pericolosi per gli altri.

Basterebbe rispettare il codice della strada

Questa è l’ovvietà delle ovvietà. Ma come politica per la sicurezza stradale non vale niente.

Se il Ministro dell’Interno dicesse che per risolvere il problema della criminalità ‘basterebbe rispettare il codice penale’, quali sarebbero le reazioni? Semplice. Che è un incompetente. Altrettanto incompetenti sono il sindaco, l’assessore, il giornalista e il semplice cittadino che raccomandano ‘basterebbe rispettare il codice’. Chi lo dice o è tentato di dirlo deve tornare a studiare sul tema della mobilità.

Ci sono almeno tre motivi per cui non basterebbe:

  1. Il codice della strada è imperfetto. Serve principalmente per decidere chi ha ragione o torto in caso di incidente o conflitto, ma su molte norme è troppo confuso o discrezionale e anche semplicemente superato dalla normativa europea. Quello italiano è particolarmente imperfetto, e particolarmente complessa e inutilmente confusa la sua giurisprudenza.
  2. Esiste l’errore umano. Anche conoscendo perfettamente il codice e interpretandolo con la massima prudenza, è sempre possibile commettere un errore quando si guida un veicolo. Un errore commesso con un suv di 2,5 tonnellate è molto più pericoloso di un errore commesso in bici, sul monopattino o a piedi. E l’errore più frequente è andare troppo veloci per le condizioni della strada e la presenza di pedoni e ciclisti, errore facilitato dalla costruzione della strada ma anche dalla silenziosità e comfort dell’abitacolo, e dalle prestazioni motoristiche dell’auto. La maggior parte degli incidenti sono dovuti a errore umano. In città le conseguenze sono molto diverse se c’è un limite a 30 o un limite a 50 (con il limite a 50 gli incidenti, i morti e i feriti sono di più). Gli errori umani possono essere ridotti da adeguata pianificazione urbana e stradale.
  3. La strada come è stata costruita spesso dà un messaggio diverso rispetto al codice. Per esempio le autostrade urbane, ovvero quei vialoni dritti con 4 corsie costruiti negli anni 60 e 70 per ‘fluidificare’ il traffico, incoraggiano a correre e sorpassare nonostante in molti tratti siano sottoposte al limite di 50 km/h.

Occorre più rispetto fra le categorie.

La retorica del rispetto reciproco è particolarmente evidenziata in questo comunicato stampa di Federciclismo (forse preoccupata di non irritare le case automobilistiche che sponsorizzano molte squadre di ciclismo).

Il rispetto è una bella cosa ma che sia del tutto insufficiente per risolvere il problema degli incidenti stradali è dimostrato da questa semplice osservazione:

  • Se il ciclista non rispetta l’automobilista e non gli dà la precedenza a un incrocio, il ciclista viene investito e muore.
  • Se l’automobilista non rispetta il ciclista e non gli dà la precedenza a un incrocio, il ciclista viene investito e muore.

Ergo: che sia rispettato o no, che rispetti o no, in caso di errore muore sempre il ciclista.

Queste tre pesudo-raccomandazioni sono solo un modo per difendere lo status quo e non lavorare sui veri problemi:

  • Modificare la struttura delle strade, abbandonando il totem della ‘fluidicazione del traffico’ e privilegiando invece pedoni, ciclisti e mezzi pubblici, le tre categorie di utenti della strada più efficienti e a minore impatto economico ed ecologico (impatto zero per pedoni e ciclisti, impatto minore rispetto all’auto privata per i mezzi pubblici).
  • Aggiornare il codice della strada recependo le lezioni dei paesi più avanzati e con minore incidentalità stradale rispetto all’Italia.
  • Ridurre lo spazio dedicato alle automobili nei contesti urbani, perché in ambito urbano sono il mezzo di trasporto più costoso, pericoloso, inquinante e ingombrante.
  • E anche ridurre la dipendenza economica dall’industria dell’automobile, un’industria chiaramente inefficiente ed energivora che troppo spesso ha bisogno di sovvenzioni statali per sopravvivere.

Informazioni su Gianni Lombardi

Autore di libri e scrittore freelance. Ex pubblicitario. Ex segretario ADCI, IAB. Istruttore di Yoga. Copywriter. -Blog, E-mail, Facebook, Twitter, Web. Libri: http://owl.li/CESmh https://twitter.com/benzinazero
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2 risposte a Gli utenti della strada sono tutti uguali? NO. È un grave errore metodologico insistere su questo punto. Pedoni, ciclisti, automobilisti, furgoni, camion, mezzi pubblici NON sono uguali né per ingombro né per pericolo

  1. Riccardo Rossi ha detto:

    Tutto giusto, ma attenzione alla statistica dei morti over 65, c’è un errore, perché dovresti prima dimostrare che a parità di numero di investimenti di pedoni, la mortalità di vecchi e giovani è la stessa, cosa che ragionevolmente non è.

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  2. Giancarlo Brunelli ha detto:

    Gianni sei una luce che illumina questo periodo buio; speriamo che quello che semini dia il maggior frutto. Grazie de parte degli utenti deboli delle strade

    "Mi piace"

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